#Top&Flop: MINNITI L’AFRICANO

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Nonostante l’attuale esecutivo guidato da Paolo Gentiloni sia nato con carattere “provvisorio”, a seguito cioè della pesante sconfitta subita dal precedente premier Matteo Renzi nel referendum costituzionale dello scorso dicembre, c’è sicuramente un ministro che in questi mesi è riuscito a conquistarsi la fiducia di buona parte degli italiani: si tratta di Domenico Minniti, detto “Marco”, attuale Ministro degli Interni dal 12 dicembre 2016 .

Nato a Reggio Calabria nel 1956, laureato in filosofia, sposato e con due figlie, Minniti è un esperto di intelligence, con conoscenze molto profonde riguardo agli uomini e agli apparati di sicurezza dello Stato. In gioventù è stato un tesserato dei Giovani Comunisti e poi segretario locale del PCI in Calabria, negli Anni 80; è sicuramente Massimo D’Alema il politico a cui Minniti deve moltissimo della sua carriera politica. È proprio nei due governi D’Alema, tra il 1998 ed il 2000, che Minniti occuperà una carica prestigiosa come quella di Sottosegretario alla Difesa e poi Sottosegretario di Stato nel governo Amato, fino a diventare Vice Ministro dell’Interno (dietro lo stesso Giuliano Amato) nel Secondo Governo Prodi, tra il 2006 ed il 2008, dopo essere confluito nel Pd nel 2007; occuperà  la “carica” di Ministro degli Interni nel governo ombra di Walter Veltroni fino al febbraio 2009.  Successivamente, otterrà la delega ai servizi nel governo di Enrico Letta e manterrà tale carica anche con Matteo Renzi. Un’ascesa importante e silenziosa, con Palazzo del Viminale sempre al centro.

Ed è proprio a Palazzo del Viminale che Minniti è ritornato a dicembre 2016, stavolta per occuparne lo scranno più alto.  Il suo arrivo coincide con un momento particolarmente difficile, data la continua emergenza migranti, con il 2016 che segna un altro record per gli sbarchi ed il terrorista di Berlino Anis Amri da poco neutralizzato a Sesto San Giovanni.  Minniti non perde tempo: a gennaio vara un pacchetto per la sicurezza comprendente misure quali la riapertura dei Centri di identificazione ed espulsione(Cie), il potenziamento dei rimpatri degli irregolari, l’impiego dei richiedenti asilo in lavori di pubblica utilità. Con il primo provvedimento si è guadagnato non poche critiche dalla sinistra, venendo addirittura etichettato come “sceriffo” o “fascista”. Va poi detto che Minniti non è un neofita in materia: egli è infatti membro della Fondazione ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis), think tank che si occupa di temi relativi alla sicurezza, e negli da sottosegretario con delega ai servizi si è occupato di dossier roventi, come il caso Regeni e la crisi libica.  Esperienza che gli è tornata molto utile negli ultimi mesi.

Negli ultimi 9 mesi, oltre ad essere molto attivo sul fronte interno, Minniti lo è stato altrettanto sul fronte internazionale, di fatto operando anche come Ministro degli Esteri, in quanto Angelino Alfano (peraltro predecessore di Minniti all’Interno) è stato prevalentemente affaccendato nelle beghe relative al suo partito e, in misura anche maggiore, anche alla sua persona. Nel mese di luglio Minniti ha partecipato a incontri internazionali a ritmi quasi forsennati, che ricordano un po’ quelli di Henry Kissinger ai tempi di Nixon. Iniziando con un vertice trilaterale Italia-Francia-Germania a Parigi, si è passati ad un dibattito al Parlamento Europeo con Juncker e Tusk ; infine un vertice a Tallinn, in Estonia, tra i ministri degli Interni sempre di Italia, Francia e Germania, principali “potenze” europee dopo la Brexit.

Ma è con i paesi africani che Minniti ha finora dato il meglio di sé sul fronte estero, ed è proprio da questo che deriva il titolo dell’articolo, che paragona le azioni dell’attuale Ministro dell’Interno alle epiche gesta del condottiero Scipione l’Africano, che sconfisse Annibale e consentì a Roma di ottenere una plurisecolare supremazia sul Mediterraneo, un mare ancora oggi al centro delle vicende italiche.

Per cominciare, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile Minniti è volato in Libia per annunciare (lui e non Alfano: una cosa che dovrebbe far riflettere) la riapertura dell’ambasciata italiana in Libia, per poi fare tappa a Malta ed in Tunisia per discutere di immigrazione e sicurezza.                                                                                                                    A ciò va aggiunto che, alla fine di maggio, l’attuale titolare del Viminale ha infatti convocato a Roma gli omologhi di Libia, Chad e Niger, con l’obiettivo di creare una cabina di regia, a guida italiana, che possa controllare e diminuire la transumanza biblica da questi tre paesi. Oltre a ciò, l’intento dell’allievo di d’Alema è quello di sostituirsi alla Francia nell’Africa subsahariana, in territori che Parigi ha sempre considerato come il giardino di casa. Tale ingerenza non è andata affatto a genio al neopresidente Emmanuel Macron, che ha recentemente stipulato un accordo con i due governi libici, quello di Al Serraj a Tripoli e quello di Haftar a Tobruk, per creare hotspot in Africa e cercare di annullare gli accordi stipulati dall’Italia. Riguardo all’Africa subsahariana, a fine agosto si è svolto un altro vertice quadrangolare tra Italia, Francia, Germania a Spagna, nella Parigi del novello Napoleone Macron. Ancora una volta ,però, è stato Minniti, nello sfarzoso salone dell’Eliseo, a riportare un’importante vittoria: oltre agli elogi di Niger, Ciad e Libia( anche loro presenti al vertice con i propri Capi di Stato) il “ piano Minniti” ha ricevuto l’approvazione anche dai partner europei, che hanno sposato l’idea del ministro calabrese riguardo ad un rafforzamento dei rapporti con gli Stati africani per contrastare le rotte migratorie. Potenzialmente, secondo gli addetti ai lavori, il piano Minniti potrebbe anche mettere in discussione il Trattato di Dublino, finora ritenuto intoccabile.  Ciò fa capire la risolutezza del ministro nelle sue azioni, nel suo “dialogare sì, ma con fermezza”.

Un’altra dimostrazione pratica di ciò si può osservare con il varo del “codice di condotta” per le Organizzazioni non governative(Ong) molto impegnate nel salvataggio dei migranti a largo delle coste libiche: tra i contenuti del codice, spiccano la possibilità di presenza di polizia e militari italiani a bordo delle navi delle Ong per eseguire meglio i controlli, oltre che il divieto di trasbordare i migranti da una nave all’altra. Il codice, varato il 31 luglio, non ha tardato a produrre i suoi effetti: appena due giorni dopo, è stata sequestrata dalla Procura di Trapani la nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Reddet, una delle Ong che si sono rifiutate di aderire al codice Minniti e che è stata oggetto di forti accuse in merito ad una complicità con i trafficanti di uomini. Il 5 agosto, invece, è stato vietato alla nave Vos Prudence di Medici senza Frontiere(la più importante tra le Ong che hanno rifiutato il codice) l’attracco al porto di Lampedusa: infatti, la nave aveva effettuato un trasbordo di migranti che è appunto vietato dal codice, ed ha potuto attraccare solo successivamente al porto di Lampedusa dopo che i migranti a bordo erano stato caricati su motovedette della Guardia Costiera italiana. La risoluta fermezza dimostrata da  Minniti nel far rispettare il proprio codice di condotta( nonostante delle frizioni con altri ministri riguardo al trattamento riservato alle Ong) ha prodotto subito dei dividendi : gli sbarchi sulle coste italiane, nei mesi di luglio e agosto, si sono ridotti di oltre  2/3 rispetto al medesimo periodo del 2016 , passando da 45.000 a 15.000 circa .

Certo, sarebbe stupido e avventato dichiarare finita l’emergenza sbarchi, come ha ricordato lo stesso ministro a settembre; infatti, nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una ripresa degli arrivi di migranti, non più dalla Libia ma bensì dalla Tunisia e dall’Algeria. Tuttavia, si tratta comunque di numeri molto più bassi rispetto a quelli registrati prima dell’estate, e ciò è una prova concreta dell’efficacia delle politiche del Viminale.

In conclusione, per tutte le ragioni citate nelle righe precedenti noi di Spazio Politico abbiamo deciso di inserire Domenico “Marco” Minniti tra i Top del 2016/17.  Siamo infatti convinti che questo Ministro dell’Interno schivo, privo di profili sui social ed abituato a rilasciare interviste col contagocce, sia stato finora il miglior ministro dell’esecutivo Gentiloni, ed anche in caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni politiche sarebbe difficile mandarlo via dal Viminale, data la sintonia su temi come sicurezza ed immigrazione.

Abbiamo anche deciso di paragonarlo, seppur un po’ scherzosamente, a Scipione l’Africano visto il legame di entrambi con le vittorie nel Continente Nero . Ci auguriamo, però, che a Minniti ( soprattutto alla luce della divergenza di visioni con altri ministri)  non tocchi la sorte del condottiero romano vincitore della Seconda Guerra Punica  e mai sconfitto in battaglia: egli infatti, dopo essere stato accusato ingiustamente di corruzione dai tribuni della plebe e costretto a ritirarsi a vita privata, chiese esplicitamente di incidere sulla sua lapide le seguenti parole: “Patria ingrata, non avrai le mie ossa!!”.

ANDREA MARROCCHESI

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