#Top&Flop: La caduta del mito Jim Messina

Standard

La Brexit, la vittoria di Donald Trump, il No al referendum di Renzi e la recente debacle dei conservatori britannici: quattro avvenimenti che oltre a condividere  risultati inaspettati e clamorosi, hanno in comune l’importante ruolo di Jim Messina nei fallimenti elettorali del Remain, del Sì, della May e della Clinton. Ma chi è questo Jim Messina, cosi chiacchierato nel mondo della politica? Da molti viene considerato il guru della comunicazione, della matematica dei numeri applicati alla politica. Uno spin-doctor italoamericano del Colorado pioniere dei Big Data, grandi analisi di dati che permettono di ottenere innumerevoli risposte sui flussi elettorali.La sua carriera è iniziata in Montana negli anni ‘90. Poco dopo essersi laureato presso la locale Università, ha cominciato a curare la campagna di Ian Kemmis, candidato democratico nella città di Missoula, e poi quella del senatore Max Baucus, sempre del DNC da lui considerato come un mentore. E’ stato proprio con Baucus che Messina si è fatto un nome grazie alla sua capacità di trovare slogan in stile Twitter (nonostante questo social non fosse ancora nato). Negli anni duemila il “guru della comunicazione” trova l’ Eldorado. Lo spin-doctor, cinico e spregiudicato, coltiva rapporti di amicizia con i grandi CEO della Silicon Valley e da loro viene influenzato nella gestione delle campagne elettorali. Con Obama nel 2008 infatti, Messina utilizzerà una nuova filosofia per ottenere più voti: la stategia del door to door e dei già citati Big Data. Un lavoro immenso dove tanti volontari bussano porta a porta per chiedere il sostegno elettorale dei cittadini, un lavoro che richiede un enorme mappatura socio-culturale del territorio. Nella campagna del 2008 e in quella del 2012 i Big Data si rivelano un successo: messaggi minuziosi, precisi e personalizzati che convincono gli indecisi a votare in massa per Obama. Jim, artefice del successo del primo Presidente nero della storia, diventa famoso a livello internazionale. Poco dopo la rielezione del 44esimo Presidente Usa, il superconsulente viene premiato come International Strategist dell’anno dall’American Political Consultant Association. Considerato oramai una divinità politica negli States, Messina fonda nel 2013 il Messina Group, un’ agenzia di consulenza politicae si prepara per conquistare il resto del mondo. Viene contattato in Spagna dai popolari per fare rieleggere Rajoy e in Gran Bretagna dove Cameron e i Tories devono battere il forte segretario laburista Milliband e il populista Farage, nelle due tornate elettorali del 2015. La campagna elettorale inglese per Messina si rivela un successo. Nonostante la grande incertezza politica prima del voto, David Cameron è riconfermato premier del Regno Unito. Ma già a fine 2015 si andavano manifestando le prime avvisaglie di quello che sarebbe stato un disastro per lo spin-doctor. Nelle elezioni spagnole infattiil Partito Popolare di Mariano Rajoy, pur confermandosi primo partito, non riesce a superare la soglia elettorale necessaria ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi: la nazione cade nel baratro dell’ingovernabilità. La mancata vittoria di Rajoy è l’inizio di un inesorabile declino del leggendario esperto di comunicazione. Il 2016 per lui sarà un anno di fallimenti. Il primo avviene a Luglio. Jim Messina, che ha  partecipato in prima persona nella campagna per il Remain condotta da Cameron, vede le sue speranze infrante dalla vittoria del Leave, vittoria che ha cambiato per sempre il volto dell’isola. Come per sempre ha cambiato il volto degli Usa la vittoria di Donald Trump: la sconfitta forse più cocente per Messina, dal momento che tutti i sondaggi davano per vincente la Clinton. La campagna del Tycoon, politicamente scorretta e anti-establishment era insostenibile. La rabbia sociale degli americani WASP delusi dagli 8 anni di Obama e la stanchezza verso la politica tradizionale tra gli elettori dei due partiti (basti anche pensare al successo di Sanders) ha reso vano il lavoro del consulente italoamericano. Messina quindi è entrato in una serie di sconfitte politiche da cui ancora si deve riscattare. Nonostante la doppia debacle anglosassoneMatteo Renzi lo ha voluto in squadra con  per vincere il Referendum costituzionale del 4 Dicembre. Stavolta oltre alla solita strategia dell’ analisi dei Big Data, il nativo di Denver ha proposto un bombardamento sui social media. Noi tutti infattici ricordiamo la pressante campagna del Partito Democratico. L’hashtag  #BastaunSi ha invaso per settimane i profili dei nostri Facebook e Twitter. Il messaggio semplice e diretto per Messina avrebbe dovuto far passare la riforma costituzionale di Renzi, come anche l’idea di fare apparire Renzi con la first lady Agnese, qualcosa di allogeno che piace molto agli americani. Vedendo però i 19 milioni di No, possiamo dire che Messina non ne abbia azzecata una e che invece sia stato molto più sentito il messaggio dei Grillini e della Lega dell’altro Matteo. Nonostante un 2016 pieno di delusioni, la fiamma di Jim Messina sembra non spegnersi e qualcuno rimane convinto che il “mago” che fece vincere Obama abbia ancora il suo tocco magico. Theresa May è fra questi. Quando infatti ha deciso di sciogliere il parlamento inglese e di indire nuove elezioni non ha esitato a contattare il Messina Group. Forte di sondaggi che la davano in vantaggio di 20-25 punti percentuali sullo sfidante laburista, la leader ed erede di Cameron come Primo Ministro voleva tornare a Downing Street con un mandato forte per potere trattare con Bruxelles i termini della Brexit. Per Messina questa tornata elettorale non sarebbe dovuta essere particolarmente complicata. Ma gli errori della May sono stati innumerevoli. La premier, che alla TV appariva fredda e non empatica, non è sembrata come una nuova Thatcher, ma più una rappresentante dell élite il cui compito è solo quello di  tagliare i benefici sociali della classe medio-bassa britannica. Messina non ha saputo né spostare l’attenzione dei britannici sulla personalità “insensibile” del suo cliente, né opporre un messaggio forte a Jeremy Corbyn che grazie anche all’assist della May si è potuto presentare come il paladino dei poveri, dei giovani precari e del ceto medio tassato. For the many not the few”, un messaggio semplice quello di Corbyn, che ha fatto schizzare il Labour al 40% e ha ridurre di soli due punti il vantaggio dei Tories (che ad inizio campagna era almeno di 25). Cosi come in Spagna, anche in Inghilterra si è temuto il pericolo ingovernabilità. Per il superconsulente Jim Messina sono quindi stati due anni terribili. I numeri e la matematica, che avevano portato Obama al Campidoglio, hanno prodotto insuccessi su insuccessi. Forse il grande fallimento della comunicazione di Messina è l’incapacità di saper parlare ad una parte importante della società occidentale che non crede più nel futuro e  vede il proprio status in pericolo: sono gli Statunitensi che hanno votato Trump, gli Spagnoli che votano Podemos e gli Inglesi che hanno votato Corbyn e sono loro che forse hanno decretato la fine ingloriosa di questo spin-doctor. 

MARCO CRIMI

Seguimi su Facebook e su Twitter

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...