MALTHUS IL FALSO PROFETA

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Nonostante negli ultimi decenni in Occidente si sia verificato un intenso processo di secolarizzazione riguardo all’influenza della religione sulla società, al contempo possiamo dire che, quasi per compensazione, sono sorte numerose religioni “laiche” capaci di plasmare la vita di svariati milioni di persone come le religioni intese in senso classico. La religione laica per eccellenza è rappresentata, molto probabilmente, dall’ambientalismo; uno dei pilastri fondamentali su cui poggia questa corrente di pensiero è quello della limitazione dello sfruttamento delle risorse. Infatti, asseriscono gli ambientalisti, vivendo in un mondo “limitato” è fisiologico che lo sviluppo (che comporta un sempre maggiore consumo di risorse naturali per garantire maggior livelli di benessere) non possa essere illimitato, specialmente considerando la crescita demografica a livello mondiale. Ma da dove nasce questa idea?

Molti probabilmente ne attribuiranno le origini al famigerato rapporto The Limits to Growth del 1972 . Nonostante le previsioni di tale libro, rilette oggi, siano totalmente disastrose, esso riuscì a trasportare l’interesse per le questioni ecologiche dagli istituti di ricerca al grande pubblico, con una connotazione fortemente pessimista riguardo allo sviluppo ed alla crescita. Tuttavia, le origini di questo paradigma risalgono ad un passato molto più remoto.

Più specificamente al 1798, anno della pubblicazione del Saggio sul principio della popolazione, pubblicato dall’economista e demografo inglese Robert Malthus. In questa pietra miliare delle scienze demografiche, Malthus affermò che, siccome la crescita della popolazione è geometrica e quella delle risorse è aritmetica, questo squilibrio avrebbe portato, nel lungo termine, ad un collasso demografico, sociale ed economico della popolazione a causa della mancanza di risorse, specialmente di cibo. Per prevenire una simile catastrofe, Malthus riteneva necessaria l’attuazione di “freni preventivi”, cioè di politiche di energico controllo della natalità, che avrebbero permesso di stabilizzare la popolazione, con l’aiuto di altri “assestamenti naturali” come guerre, epidemie e carestie. In assenza di tali freni inibitori, Malthus calcolò che una popolazione può raddoppiare ogni 20-25 anni circa. Inutile dire che, nel corso della Storia, le idee malthusiane e neo-malthusiane, cioè quelle sviluppate a partire dagli Anni 70 come The Limits to Growth,  hanno riscosso un notevole numero di adepti. Nella mia personalissima e modestissima opinione, ciò è paradossale in quanto la storia degli ultimi due secoli ha dimostrato in modo chiaro l’inesattezza di tali teorie. Ma andiamo con ordine.

Quando Malthus scrisse la sua opera principale, la popolazione mondiale non aveva ancora raggiunto 1 miliardo di individui; oggi tale cifra ha raggiunto i 7,5 miliardi ed un altro miliardo potrebbe aggiungersi entro il 2030. Eppure non si è mai verificata, su scala globale, una crisi di risorse alimentari come quella preconizzata da Malthus. Per la sfortuna di quest’ultimo ( ma per la fortuna delle generazioni di individui che lo hanno succeduto) il suo Saggio fu pubblicato durante un punto di svolta per la storia mondiale. Se infatti le sue idee potevano essere corrette nel contesto di società pre-industriali, caratterizzate dal precario equilibrio tra stomaci pieni e stomaci vuoti, la Prima Rivoluzione Industriale cambiò drasticamente tutti gli assetti. Le economie infatti iniziarono a crescere più rapidamente delle popolazioni, ed il drastico aumento della capacità di produzione dei beni portò ad un marcato aumento della prosperità economica e più in generale della qualità della vita, grazie  anche al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie che portarono ad un notevole aumento della speranza di vita e ad un crollo della mortalità infantile. Inoltre, la sempre maggiore interconnessione del commercio globale,  iniziata a fine XIX secolo e proseguita fino ad oggi, portò ad un notevole aumento della disponibilità di cibo a prezzi inferiori. Come già detto, le idee malthusiane riemersero negli Anni 70 gettando le basi dell’ambientalismo moderno, a seguito della pubblicazione di The Limits ,delle crisi petrolifere e dell’aumento dei prezzi alimentari, ma anche stavolta i timori di una rottura dell’equilibrio popolazione-risorse si sono rivelati errati.

Ciò ci è stato dimostrato , per citare un esempio famoso, dalla scommessa del 1980 tra l’economista Julian Simon e l’ecologista Paul Ehrlich: fu selezionato un paniere contenente cinque materie prime ( stagno, tungsteno, rame, cromo e nichel) e Simon affermò che, nel giro di 10 anni, i prezzi di tali materie sarebbero calati. E, nonostante la popolazione mondiale aumentò di 800 milioni nel periodo considerato, nel 1990 i prezzi erano calati sia a livello nominale che reale, a dimostrazione che la scarsezza delle risorse è un problema tanto esasperato quanto eccessivo. Lo stesso discorso venne fatto per il carbone a metà XIX secolo, ed  anche  per il petrolio negli ultimi decenni : quante volte, nel corso dell’ultimo secolo, ci è stato detto che l’esaurimento dell’oro nero era ormai  prossimo? Tantissime. Ma quante volte queste avvisaglie si sono rivelate fondate? Mai, considerando che le attuali riserve mondiali accertate sono addirittura superiori a quelle di 30-40 anni fa.  Lo stesso discorso si applica per la vera preoccupazione di Malthus in un’ottica di lungo termine: la disponibilità di cibo. Se infatti la quantità di terreni destinati all’uso agricolo a livello mondiale è rimasta essenzialmente invariata rispetto a 50-60 anni fa, la produzione agricola è più che raddoppiata. Tutto ciò è stato reso possibile dal fenomenale progresso tecnologico che si è verificato negli ultimi 200 anni, nel corso di Tre Rivoluzioni Industriali( attendendo gli esiti della Quarta che a detta di molti stiamo già vivendo)  che ha permesso di produrre una quantità di beni molto superiore al passato, in molto meno tempo e con un impiego di risorse molto minore, che ha consentito di ridurre notevolmente i costi di produzione di tali beni e quindi i prezzi per i consumatori, che hanno visto esplodere il loro tenore di vita. Tutto ciò ha consentito di fuggire dalla “trappola” del pessimismo malthusiano, e non ci sono motivi per dubitare che l’evoluzione tecnologica e tecnica  non ci protegga da questo pessimismo anche in futuro.

In conclusione, si può dire che le idee di Malthus si sono rivelate come foriere di un pessimismo tanto grave quanto inesatto. Ovviamente, sarebbe troppo facile criticare Malthus dalla prospettiva odierna: la sua analisi era infatti pensata per un contesto pre-industriale, ed era assolutamente impossibile all’epoca prevedere uno sviluppo economico e tecnologico come quello che poi si è verificato. Possiamo però dire che l’applicazione di politiche demografiche basate sui criteri espressi nel Saggio hanno prodotto sofferenze umane indicibili: basti pensare alla politica del figlio unico in Cina o alle sterilizzazioni forzate in India e in Albania, o alla pianificazione familiare indonesiana. Focalizzandosi sull’attualità, invece, si può pensare che i fortissimi flussi migratori che si stanno abbattendo sull’Europa indicano che una crescita demografica eccessiva ( riguardante in questo caso l’Africa subsahariana) possa portare a massicci spostamenti in cerca di luoghi più ricchi di risorse. Questo è sicuramente vero, ma è altresì vero che migrazioni di grande portata ci sono sempre state nella storia umana, e l’uomo è sempre riuscito a cavarsela.

Ce la farà anche questa volta?  Difficile dirlo, ma se davvero la Storia si ripete, allora possiamo dormire sonni tranquilli.

ANDREA MARROCCHESI

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