AFD: ANATOMIA DI UN SUCCESSO

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Le elezioni politiche tedesche, svoltesi nella giornata di ieri, hanno fatto raggiungere un record invidiabile ad Angela Merkel. La “Cancelliera di Ferro”, alla guida della Germania ininterrottamente dal settembre 2005, si è infatti aggiudicata un quarto mandato, eguagliando il precedente record stabilito da Helmut Kohl. Tuttavia, non tutto è oro quel che luccica e l’ultimo successo della Merkel assomiglia molto ad una vittoria mutilata.  L’unione tra il suo partito, l’Unione Cristiano-Democratica di Germania(CDU) assieme ai cugini bavaresi dell’Unione Cristiano-Sociale(CSU) si è confermata come prima forza politica con il 33% dei voti: un risultato in netto calo rispetto al 41,5% del 2013. La prestazione deludente di Frau Merkel potrebbe causare una situazione di pericolosissima ingovernabilità per la Germania. Infatti, il contemporaneo crollo dei socialdemocratici(SPD) di Martin Schultz, che con il 20% ottengono il peggior risultato dal dopoguerra, rende difficile l’idea di una nuova Grosse Koalitioncioè di un accordo di governo: la Merkel infatti ha ottenuto un risultato troppo risicato per governare da sola, ed i vertici della SPD hanno già fatto sapere di voler andare all’opposizione. Ancora più difficile l’ipotesi di una coalizione “Giamaica”, per via dei colori dei partiti,con i Verdi ed i Liberali.  Ma, indubbiamente, il dato più sorprendente di questa tornata elettorale riguarda il risultato conseguito da Alternative fur DeutschlandAFD), l’unico reale vincitore di queste elezioni. Questo partito, considerato di estrema destra, ha ottenuto il 13% dei voti e si è confermato come terza forza politica per numero di seggi nel Bundestag, circa 94 su 631, un numero che inevitabilmente ha un peso notevole in uno scenario politico molto frammentato come quello tedesco. Un risultato che ha sorpreso e che inevitabilmente avrà ripercussioni in Germania ed in Europa. La domanda nasce spontanea: com’è stato possibile ciò? Nelle prossime righe, cercheremo di rispondere a questo interrogativo. L’AFD nasce nel febbraio 2013 ad Amburgo in funzione di protesta contro le misure di salvataggio nell’Eurozona degli anni precedenti, e proponente di iniziative come l’uscita della Germania dall’Euro, una maggiore sovranità degli Stati nazionali e addirittura la fine dell’Eurozona stessa. Tra i suoi fondatori spiccano l’economista Bernd Lucke l’ex cancelliere di Stato Alexander Gauland e successivamente la farmacista Frauke Petry, che diventerà nel 2015 leader del partito. Il primo test per AFD si ha con le elezioni nazionali del settembre 2013, dove il partito sfiora la soglia di sbarramento del 5% necessaria per raggiungere il Parlamento. Alle successive elezioni europee del maggio 2014 AFD ottiene il 7% dei voti, portando 7 deputati all’Europarlamento tra cui lo stesso Lucke. Ma è con le elezioni regionali del 2016 che AFD inizia a mietere grandi successi, ottenendo ottimi risultati come il 15% nel Baden-Württemberg, il 24% nella Sassonia-Anhalt ed addirittura il 14% nel Land della tollerante e multiculturale Berlino, dove AFD candidò un ex colonnello dell’esercito. Ciò ci porta, fast forwardfino alle ultimissime elezioni politiche, dove AFD ha raggiunto un risultato in grado di scombussolare lo scenario politiche tedesco dopo oltre 10 anni di strapotere merkeliano. Uno dei motivi di questo successo è sicuramente da individuare negli errori della Merkel, specialmente in relazione all’immigrazione, punto principale di queste elezioni.  È infatti a partire dall’estate 2015, dopo che la Frau Angela aveva aperto le porte della Germania a centinaia di migliaia di migranti che AFD abbandona parzialmente la sua iniziale vocazione euroscettica e si schiera apertamente contro le politiche di accoglienza del governo, opposizione che si rafforzerà ulteriormente dopo i fatti della notte di Capodanno 2016 a Colonia. Riguardo alla questione migratoria, è essenziale notare che AFD abbia più volte manifestato un rifiuto radicale dell’Islam e del suo ruolo all’interno della Germania, un particolare non di poco conto considerando i circa 3 milioni di tedeschi di origine turca: tale opposizione è stata sancita anche all’interno del Manifesto del Partito, varato nel 2016, ed è stato ribadito anche da Alice Weidel, candidata alle ultime elezioni come Cancelliera. Un simile cambio di rotta è stato possibile anche per via dell’avvicendamento ai vertici tra Bernd Lucke e Frauke Petry, fautrice di una linea più dura verso i gli immigrati musulmani (come evidenziato anche dalla vicinanza di Afd al gruppo anti-islamico Pegida).  A questo si aggiunge un certo conservatorismo etico su certi temi, come l’opposizione all’aborto, al matrimonio omosessuale ed alle adozioni per le coppie dello stesso sesso (nonostante la stessa Alice Weidel sia lesbica) ed anche all’equiparazione dei sessi. Inoltre, i dirigenti di AFD non hanno mai disdegnato l’utilizzo di un vocabolario talvolta post-nazista, proposto in un paese che ancora oggi sente molto il peso del suo doloroso passato, in quella che si può definire un’operazione mirata a risvegliare certi aspetti non del tutto rimossi dell’immaginario collettivo tedesco. Infine, come ultimo punto di analisi, è interessante notare come AFD abbia riscosso un notevole successo nei territori della ex Germania Est, come la Sassonia, la Turingia ed il Brandeburgo: un successo probabilmente dovuto alla capacità di questo partito di appellarsi ad una parte significativa della popolazione di tale territorio, penalizzato dalla riunificazione, ostile all’immigrazione e sempre abbastanza nostalgico verso un passato in cui il mondo non era ancora globalizzato, ed attirato dal programma di welfare proposto da questi pericolosi “populisti”.  In conclusione, se le elezioni  di quest’anno in Olanda e(soprattutto) in Francia sembrava avessero dato un colpo da KO ai populisti europei, galvanizzati nel 2016 dalla Brexit prima e da Trump poi, il boom di voti di AFD ci ricorda che il malessere verso l’establishment europeo è più vivo che mai nel Vecchio Continente. A guardare la situazione attuale, vengono in mente le celebri parole di Metternich: ”Il mondo è perduto, l’Europa è in fiamme”. Era il XIX secolo, sembra oggi.

ANDREA MARROCCHESI

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