CHARLIE GARD: QUANDO MEDICI E GIUDICI SON CAPACI DI FARE LA SCELTA GIUSTA

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Charlie Gard. E’ lui a tener il banco della discussione ultimamente. Charlie Gard è un bimbo inglese di pochi mesi, affetto da una rara malattia di deplezione del DNA mitocondriale, che conduce ad un progressivo indebolimento muscolare del sistema respiratorio e cerebrale, fino alla morte totale evitata grazie a sofisticate macchine mediche. I medici del Great Hospital di Londra hanno portato avanti la proposta di interrompere le cure al piccolo. Dinanzi ad un problema così spinoso gli stessi medici ed i genitori hanno preferito ricorrere alla giustizia per far luce sulla questione. I tribunali inglesi, interpellati in tutti i gradi possibili, hanno sentenziato a favore dello “stop” delle cure. In risposta i genitori hanno deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) la quale a riguardo si è espressa chiaramente “tenendo conto del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell’accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni etiche e morali”.

La CEDU dunque ha riconosciuto il ruolo preponderante che, in questi casi, assume la legislazione nazionale ed ha inoltre riconosciuto: “che esiste una legislazione compatibile con la Convenzione europea dei diritti umani” in materia e che “le decisioni dei tribunali nazionali sono state meticolose e accurate e riesaminate in tre gradi di giudizio con ragionamenti chiari ed estesi che hanno corroborato sufficientemente le conclusioni a cui sono giunti i giudici “. La CEDU, dunque, ha rispettato le decisioni dei tribunali inglesi, ammettendo che la scelta di interrompere il trattamento dunque risulta corretta, nella sostanza e nella forma, anche nella tutela dei diritti del minore, che la corte ha sempre posto, in ogni caso e non solo in questo, dinanzi ad ogni qualsiasi istanza. E se può sembrare agli occhi dei più che la scelta della CEDU rievochi quella di Ponzio Pilato, non è propriamente così. A riguardo, infatti, la Corte si è sempre espressa in tal modo sui casi di etica medica, lasciando che siano gli Stati a decidere secondo a quanto si confà alle loro tradizioni giuridiche e culturali, pur nel rispetto della Convenzione. E’ chiaro dunque che si contrappongano due “esigenze” diverse: quella dei genitori che tentano ogni azione possibile pur di salvare il proprio figlio e quella dei tribunali che, invece, devono valutare oggettivamente il caso, le possibili cure, la qualità di vita futura del bambino, l’incisività delle cure e la prospettiva di vita. In tutto questo scontro non dobbiamo dimenticarci anche del ruolo dei medici, visti come meri esecutori. L’equipe del Great Hospital di Londra si è espressa a favore dell’interruzione. Critiche aspre sono piovute su di loro, visti come veri e propri boia e non come esseri umani. Esprimersi a favore dello stop delle cure è una scelta razionale, in virtù di valutazioni mediche e soprattutto coraggiosa. Perché signori, tutti abbiamo una coscienza e decidere sulla sorte di un bambino di pochi mesi non è “facile” come sembra. La politica, da più parti, soprattutto quella nostrana, si è espressa contro la scelta, ritenendo che queste decisioni non possano essere prese da terzi, ma solo dai genitori, mostrando ancora una volta come sia facile speculare su una questione delicata e come nessuno di essi, probabilmente, abbia almeno avuto la decenza di leggere le sentenze emesse. Non volendo, però, scendere in un’amara polemica la posizione espressa potrebbe risultare legittima. L’unica pecca di questa tesi consiste nell’estremizzazione della stessa, nella quale i genitori di Charlie si sono immessi. Esiste la volontà genitoriale,ma se essa si tramutarsi in egoismo che non permette di valutare il caso con oggettività, deve senza dubbio arretrare dinanzi alla figura di organi terzi, come i tribunali, deputati a queste mansioni. Se il “bene” di un genitore finisce con il confluire in un mero “accanimento terapeutico” è facile capire come i giudici siano riusciti facilmente a scardinare le loro posizioni. Anche Papa Francesco, a seguito dell’appello politico, si è espresso a riguardo, affermando come la vita vada affermata soprattutto nella malattia. La posizione però del Capo della Chiesa Romana risponde a logiche ovviamente religiose, che si pongono su di un piano diverso, né medico né legale, ma assolutamente “spirituale”. Allo stato delle cose sostengo la posizione delle corti inglesi e della CEDU, così come anche dell’equipe medica inglese. La realtà, cari lettori, è che la maggior parte di noi non vuole riconoscere i limiti della medicina. Siamo imbevuti del positivismo scientifico, della scienza che tutto può e tutto deve. Ma questo caso, quello del piccolo Charlie, deve farci capire che non è così. La medicina e la scienza hanno dei limiti e sempre li avranno. E’ difficile accettare che un bambino di pochi mesi debba morire, lo è per i genitori, lo è per l’opinione pubblica, lo è per i medici che dovranno assistere ad un piccolo corpo spegnersi dinanzi a loro. Ma allo stato attuale non c’è via di uscita. Bisogna prendere atto della realtà, convincerci che esiste un limite oltre il quale ancora non riusciamo a spingerci. Il dolore della famiglia è assolutamente enorme, ma non è mantenendolo in vita per un altro paio di anni artificiosamente a cambiare il tutto. Le lesioni a cui sarebbe sottoposto anche qualora un trattamento miracoloso dovesse comparire in questi mesi, sarebbero tali da condizionare la sua qualità della vita per sempre in modo irreversibile.

La morte fa paura. Quella di un bambino ci tocca dentro.

Dinanzi ad un caso simile, dobbiamo solo tacere ed affrontare l’ineluttabilità degli eventi. La vita va difesa, sempre e comunque, laddove ci siano margini di recupero. Ma in questo caso stiamo solamente tentando di abbattere un solido muro con delle sonore testate.

MAURIZIO TROIANO

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4 pensieri su “CHARLIE GARD: QUANDO MEDICI E GIUDICI SON CAPACI DI FARE LA SCELTA GIUSTA

  1. francesco luzi

    “Dobbiamo solo tacere”. Cominci Lei che mi pare invece- prima della morale finale- si sia ampiamente lasciato andare. Perlato visto che è studente Le consiglio di non iniziare un discorso con “Perchè” dopo il punto. Di solito l’insegnante metteva una riga blu su tale “scivolone” lessicale. Forse deve leggere ancora qualche libro.

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    • Caro Signor Luzi,
      innanzitutto la ringraziamo per il suo commento. Nonostante la riga blu che lei giustamente sottolinea come errore, ci siam permessi di adoperare questa “licenza poetica” che, evidentemente, a lei non è gradita. Ne terremo conto.
      Il “pezzo” offerto dal nostro autore è volutamente provocatorio, rivolto a tutti coloro che hanno pronunciato parole prive di senso su di un caso delicato, ragionando con la cosiddetta pancia, piuttosto che con il cervello. Abbiamo assistito a scene di sciacallaggio mediatico, con soluzioni proposte che non hanno un briciolo di fondamento, ma che son state buttate lì per mero audience. Così è spiegato “l’invito” a far silenzio, qualora non fosse stato sufficientemente chiaro. Siamo qui ad esprimere pareri personali, non siamo detentori della verità assoluta, quindi accettiamo le critiche, sebbene non ci trova d’accordo su ciò che sostiene. La ringraziamo per il gentile invito a tacere, ma non possiamo accettarlo.

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  2. francesco

    Innanzitutto dovreste firmarvi perché rispondere in anonimo è molto comodo ma poco politically correct (si dice così?), anzi per nulla.
    L’invito a “tacere” lo ha scritto Lei, egregio studente Troiano ed io ne ho fatta menzione, citazione virgolettata. Quindi veda di non “rigirare la frittata” a proprio comodo: altrimenti pare che predichi bene e razzoli male!
    Lei ha pubblicamente invitato a tacere dopo aver scritto 74, dico 74 righe! Di conseguenza non vedo perché Lei possa permettersi di dire agli altri di tacere. Ci sta il pane e la sassata quando si diventa troppo saccenti e si danno ordini!
    Ci rifletta: cambi il suo modo di scrivere e di argomentare, non i contenuti che non mi permetto di contestare. Sopratutto al contrario Suo o Vostro io non sostengo alcunché! Cerchi di non strumentalizzare.
    Francesco Luzi

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    • Gentile Signor Luzi,
      che il politically correct non ci sia particolarmente simpatico è risaputo, ma in tal caso non vi è alcun anonimato. Lei sta interloquendo con lo staff di Spaziopolitico, non con un anonimo, che le piaccia o meno la scelta dello Staff. “L’invito a tacere” del nostro autore ha come scopo quello di invitare tutti (noi compresi) ad una riflessione pensata e matura, basata su approfondimenti concreti e non chiacchiere da bar. Siamo sempre stati a favore del pensiero critico e delegare una così delicata questione ai circhi mediatici, a parer nostro, è il peggior modo di insultare la vicenda nel suo complesso e le parti in causa. Vorremo ricordarle che la lettura è assolutamente libera. Siamo compiaciuti che lei abbia letto tutte le 74 righe del pezzo offerto dal nostro autore, un po’ meno che non le sia piaciuta la chiosa del pezzo stesso. Ciò che lei chiama ordine, noi lo chiamiamo invito, come testimonia l’utilizzo del verbo “dobbiamo” piuttosto che “dovete”. Lo stile di scrittura è un qualcosa di personale, che è spesso adoperato in via iperbolica ed “estrema”, proprio per scatenare reazioni, positive o negative, nel lettore proprio come è avvenuto nel suo caso. Amiamo la libertà di parola, così come abbiamo apprezzato il suo intervento a gamba testa sul pezzo da noi offerto, ma lo stile non può essere incatenato o modificato per assecondare le esigenze di un nostro lettore.
      Siamo sicuri che capirà la nostra linea.

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