L’Italia al collasso chiude i porti ai migranti

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Notizia fresca, pervenuta sulle maggiori testate nazionali è quella dell’ultimatum lanciato da Maurizio Massari, Ambasciatore italiano presso l’UE circa la chiusura dei porti a navi che trasportano migranti, non battenti bandiera italiana. Ciò vuol dire che le uniche navi deputate a sbarcare in Italia saranno quelle preposte dal nostro governo al salvataggio dei migranti, quindi per lo più navi militari e pescherecci italiani che rispondono alle richieste di soccorso. E’ un messaggio chiaro: l’Italia non può più reggere i flussi da sola. Nelle ultime 48 ore sono sbarcati circa 12 mila migranti nei porti italiani, gettando nel caos la macchina dell’accoglienza. Sono numeri da capogiro quelli a cui assistiamo, con un incremento in percentuali incredibile, come riportato da Frontex, agenzia europea deputata al supporto della gestione dei confini europei. Prontamente sono pervenute le dichiarazioni del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ribadito come la situazione sia insostenibile e che questi numeri non assicurino una buona accoglienza, tanto meno la sicurezza dei cittadini. Il Premier Paolo Gentiloni ha dichiarato che l’Unione Europea e gli Stati Membri non possono lasciare l’Italia sola, non possono voltare la faccia dinanzi ad un problema che coinvolge tutti e che vede ilBel Paese solo come punto d’approdo.

Magra è stata la risposta delle Istituzioni Europee che hanno ricordato gli obblighi internazionali a cui siamo costretti a rispondere. Poco dopo, però, il Commissario Avramopulos ha sottolineato come l’atteggiamento degli Stati Membri sia irresponsabile. L’Unione sosterrà il ruolo dell’Italia, erogando ulteriori risorse per la gestione della crisi. In questo complesso teatro, dunque, viene fuori l’essenza di cui l’UE ultimamente si fa portavoce. Non un’Unione solidale, ma un’Unione che reputa di poter provvedere ai problemi erogando fondi. La situazione è critica ed ormai ingestibile. La scelta di chiudere i porti a navi non battenti bandiera italiana, e quindi a tutte le ONG, sembra essere una forte risposta a queste organizzazioni che preferiscono sbarcare in Italia, piuttosto che nei porti più vicini. Indagini sono in corso sull’atteggiamento di alcune di esse e su possibili favoreggiamenti nel traffico di uomini, ma è chiaro che la giustizia ha il suo percorso, lento e non immediato. La politica deve lanciare segnali e dare risposte. Questo è un primo passo per porre una pezza ad una situazione su cui troppo facilmente si è chiuso gli occhi in casa nostra. Se, infatti, si fosse delineata una politica migratoria chiara e netta probabilmente a questo punto non ci saremmo mai arrivati, ma si è preferito ottemperare indiscriminatamente agli obblighi internazionali, senza trovare una soluzione immediata, che potesse funzionare anche sul lungo periodo . La retorica del paese aperto ed accogliente e l’uso indiscriminato del principio di “non respingimento”, ha portato sul nostro territorio centinaia di migliaia di persone, di cui il solo 10% deputato a ricevere lo status di “rifugiato”. Per gli altri, in linea teorica, dovrebbe esserci il rimpatrio, pratica costosa e poco adoperata per via di numerose complicazioni politiche. Gioiscono gli italiani stanchi di un’immigrazione incontrollata che rispedirebbero senza misure tutti a “casa” , un po’ meno i feroci sostenitori del “no borders”, fan accaniti di una accoglienza indiscriminata, senza tener conto della tenuta sociale ed economica del paese di accoglienza. Come al solito, però, la verità si trova nel mezzo. Giusta ed obbligata è l’accoglienza per coloro che godono dello status di rifugiato, un “privilegio” per tutti coloro che invece catalogheremmo come “migranti economici”. Senza questa distinzione, infatti, getteremmo fumo negli occhi. Vi sono profonde differenze tra le due figure in questione ed equipararle sarebbe un errore grossolano. Altrettanto grossolano, però, è adottare la retorica della fratellanza e dell’accoglienza senza limiti, oggettivamente insostenibile, dati i numeri alla mano. La posizione attuale del Governo è stata accolta con favore da tutte le parti politiche, anche da Lega e M5S, che da tempo chiedevano questo blocco. L’appello, però, che maggiormente trasuda dalle nostre Istituzioni verso l’Europea è quello dell’aiuto. E’ chiaro che l’Italia non può governare da sola un evento di proporzioni bibliche, quale l’immigrazione è allo stato attuale delle cose. Non può farlo perché non ha le risorse necessarie, sebbene abbia aumentato la voce di bilancio circa l’accoglienza stanziando ben 5 miliardi di euro, e perché non ha la forza politica per imporsi nel Nord Africa e regolare a monte il problema. Per un periodo ci siamo illusi che ciò potesse accadere con i fitti contatti tra il ministro Minniti ed il governo libico, ma è stato un sogno di mezz’estate. La situazione, attualmente, è solo peggiorata, i numeri lo confermano e l’Italia si trova compressa tra l’obbligo di salvataggio in mare ed una politica incapace di imporsi in Libia e contrastare il fenomeno. Il semestre di presidenza Maltese in Europa non ha portato i frutti sperati, non è stato capace di focalizzare l’attenzione a sufficienza sul Mediterraneo. Mesi ancor più oscuri si prevedono con la presidenza in mano all’Estonia, che punterà tutta l’attenzione sui problemi ad est con la Russia.
La politica italiana, allo stato attuale, non è capace di forzare la mano sull’argomento. L’Unione Europea non è capace di fare pressing politico sugli Stati Membri e gli Stati Membri, che non si affacciano sul Mediterraneo, non hanno interesse ad occuparsi ed a sobbarcarsi questo problema. Le responsabilità sono multiple in questo caso. Sarebbe errato attribuire colpe ad un attore piuttosto che ad un altro. Le responsabilità sono attribuibili di concerto a tutti i soggetti che hanno preso parte alla questione. Manca la solidarietà, manca di contro anche la capacità di imporsi in ambito istituzionale. Non siamo capaci di “battere i pugni” sul tavolo circa una situazione che, se continuasse con questi ritmi, potrebbe rivelarsi potenzialmente esplosiva.  L’Italia, infatti, si dimostra sempre più intollerante circa l’accoglienza. I cittadini ormai si sentono oppressi da una migrazione che grava sempre di più sulle loro spalle e sulle città, nelle quali alcuni quartieri ormai son diventati veri e propri ghetti. Le politiche di integrazione non potranno mai funzionare se orchestrate in questo modo e non possono che peggiorare se i numeri continuassero ad aumentare. E’ arrivato il momento di agire e prendersi le proprie responsabilità. Dinanzi ad una Europa che non ascolta e gira le spalle, spetta alla nostra politica ed agli Stati Mediterranei conciliare politiche comuni e fare pressioni, affinchè il problema di pochi divenga il problema di tutti. E se in Italia i partiti xenofobi, apertamente di estrema destra avanzano attuale non c’è da meravigliarsi. E’ un campanello d’allarme che non può e non deve essere sottovalutato, prima che la tenuta sociale della nostra società esploda del tutto.

MAURIZIO TROIANO

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