L’indomito Mélenchon

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Le due tornate elettorali francesi, presidenziale e legislativa, sono state segnate dall’ennesimo fallimento elettorale della sinistra europea. I socialisti francesi, in entrambe le elezioni, si sono fermati al 7% del totale dei voti espressi. Un tracollo storico quello della Gauche parlamentare che ha pagato l’estrema impopolarità di Francois Hollande. L’ex-presidente francese è infatti considerato da molti il peggiore della storia della Republique. Un risultato ripetuto, quello del Parti Socialiste, che, alla stregua dei partiti della Sinistra tradizionale occidentale, all’inseguimento delle politiche della Destra, continuano a perdere consensi tra il loro elettorato tradizionale. Nella parte più radicale di quell’area politica bisogna però segnalare una piccola vittoria: quella di Jean Luc-Mélenchon e del suo partito La France Insoumise.

Questo movimento alle presidenziali di Aprile è riuscito ad ottenere poco meno del 20% dei consensi ed alle legislative ha replicato il buon risultato ottenendo 17 seggi. Per La Confindustria francese il programma politico di Mélenchon è un delirante progetto Chavista. I giornali gollisti lo hanno soprannominato “Maximilen Ilic”, un mix tra Robespierre e Lenin. Hollande lo ha definito un “tribuno del popolo” e Macron ha sempre ironizzato sulla sua longevità politica. Una trentennale esperienza nel parlamento francese che però non gli ha alienato la simpatia e la popolarità tra gli elettori, soprattutto i giovani. Ex-membro del PS, è stato ministro durante i governi di Lionel Jospin e della “Sinistra Plurale”. Nel 2008 ha abbandonato il partito della rosa diventato per lui troppo moderato. Nel 2009 fonda il Front du Gauche con cui si candida alle presidenziali nel 2012 ottenendo l’11% dei voti. Nel 2016 fonda La France Insoumise. Mélenchon è un uomo della “vecchia sinistra”, quella da alcuni giudicati “anacronistica” , quella che fa proposte che spaventano i moderati, quella per cui al solo pensarvi i mercati vanno in fibrillazione. Il suo programma politico “L’Avenir en commun” è un manifesto del pensiero giacobino. Mélenchon è intenzionato a ridiscutere gli accordi di permanenza nella Ue ed è possibilista riguardo ad una “Frexit”, è pronto a difendere il diritto al lavoro già minacciato dalle deregolamentazioni della Legge “El Khomri”, vuole introdurre il diritto alla casa, vuole nazionalizzare gas, acqua ed elettricità, vuole ridurre l’età pensionabile a 60 anni e ridare alla Francia la democrazia parlamentare abolendo il semi-presidenzialismo. Il suo programma politico deve portare il suo paese ad una transizione verso il “socialismo democratico”. I liberals giudicano le sue idee proprie di una Gauche vecchia e incapace di adeguarsi con i tempi. Mélenchon però riportando la questione sociale come tematica centrale del suo progetto è stato il primo candidato di sinistra a superare elettoralmente il candidato socialista. E forse la sua grande impresa è stata recuperare l’identità politica della sinistra giacobina francese, della SFIO e del Fronte Popolare di Leon Blum mentre il grande partito di Mitterand non riesce a rinnovare una classe dirigente che sembra oramai intrappolata in un’irreversibile crisi di credibilità politica.

MARCO CRIMI

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