Da“Ce l’ha duro”a Fava, parabola di Umberto Bossi

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Consapevolezza, questa probabilmente è stata la reazione psicologica di Bossi dopo i fischi ricevuti durante l’ultimo congresso federale della Lega Nord. Matteo Salvini ha nuovamente vinto in modo “bulgaro” le primarie del Carroccio surclassando Gianni Fava il candidato scelto dal Senatùr. L’uomo delle felpe ha definitivamente riconquistato la segreteria del Carroccio, l’uomo delle canotte ha definitivamente perso il suo partito. Non staremo però a disquisire sulle differenze tra questi due segretari che hanno formato due movimenti quasi agli antipodi in così poco tempo. Celebreremo però un novello “Alberto da Giussano” cresciuto nel Varesotto e politicamente nella sinistra che si è invaghito del federalismo e della secessione della Padania. Da quando ormai quasi 30 anni fa è entrato in politica, Bossi ha saputo creare uno schema comunicativo tutto suo che lo ha reso popolare nelle regioni del Nord. Generale della guerra contro “Roma ladrona”, si contraddistingue subito per non essere il “classico politico”. Il condottiero padano non appartiene a quel ceto di professionisti della politica che si veste in doppiopetto e usa termini controllati. Egli invece rappresenta più il campione della gente , guerriero in canottiera che combatte gli sprechi fatti dallo stato italiano e che gravano sulle spalle degli imprenditori del Nord. Fante indomabile delle autonomie dai tempi di Miglio e nemico irriducibile del centralismo questo “non-politico” è stato un maestro nel sapere creare un partito “di popolo” che vive con i cittadini semplici. Ed è anche per tenere coeso questo suo particolare elettorato che Bossi ha creato il mito della Padania libera dall’usurpatore italiano. Celebrazioni di ricorrenze con elettori adornati in stile “celtico”, come per esempio la “cerimonia dell’ampolla”, il raduno di Pontida per ricordare i lombardi che sconfissero il Barbarossa, oppure l’uso di simboli “padani” come il Va’ pensiero di Verdi, inno indipendentista contrapposto al Canto degli Italiani di Mameli, per non citare la creazione dei Ministeri del Nord durante l’ultimo governo Berlusconi. Forse però il Senatur verrà ricordato soprattutto per il suo linguaggio sia verbale e sia di azioni. In un’epoca in cui tutti i politici, da destra verso sinistra, parlavano il “politicamente corretto”, il modo in cui si esprimeva il leghista non poteva passare inosservato. Bossi e i suoi fedeli sono i teorici del “celodurismo” e le loro gesta rimarranno nella memoria. Il cappio per i corrotti mostrato dal deputato leghista Luca Leoni Orsenigo è una delle immagini simbolo di Tangentopoli, ma anche i comizi dello sceriffo Gentilini, o la maglia di Calderoni su Maometto non si possono scordare. Lo storico leader del Carroccio sarà ricordato invece per i suoi diti medi, per la sua volontà di pulirsi il posteriore con carta igienica tricolore e soprattutto per le sue affermazioni verso gli statali originari del Mezzogiorno. Il pensiero di Bossi, giudicato da molti becero e rozzo, è cambiato molto nel tempo: si è passati dalla lotta politica per la secessione al moderato federalismo autonomista. Nonostante qualche fallimento elettorale però durante la sua guida il partito ha ottenuto risultati clamorosi arrivando anche a toccare il 16 % nei sondaggi del 2010. Nonostante tutte le battaglie combattute però, alla fine la sua Lega è stata abbattuta dagli scandali del 2012. Umberto storico comandante forse si è fidato troppo di Rosy Mauro, di Belsito e della sua prole ed è stato lui la prima vittima della guerra condotta dalla magistratura.

MARCO CRIMI

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