Il miracolo di “Corbyn il rosso”

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Quello che è successo ieri sera è un evento che sarà difficilmente scordato. Chi ad Aprile avrebbe dubitato  che Theresa May non ritornasse trionfante ad abitare al numero 10 di Downing Street? La storia però ci ha regalato una rimonta elettorale pazzesca del partito Laburista e del suo leader, definito “ineleggibile”, Jeremy Corbyn. La May, ormai due mesi fa, aveva nei sondaggi un vantaggio di 20 punti percentuali sulla sinistra e una supremazia certa nella House of Commons. I conservatori già si preparavano, certi di una vittoria roboante, ad avere un mandato forte per trattare l’uscita dall’Unione con la Ue . Oggi, dopo la tornata elettorale, il vantaggio percentuale dei Tories è di solo 2,5 punti e i seggi ottenuti sono solo 318, non sufficienti a ottenere la tanto voluta maggioranza “assoluta” ed addirittura 12 in meno rispetto a quelli ottenuti da Cameron nel 2015. Risultato impressionante i cui meriti vanno dati a Jeremy Corbyn che ad aprile era leader di un partito destinato al fallimento e che ieri ha ottenuto  261 seggi e un 40% di voti, superando ampiamente il risultato di Milliband del 2015. Un successo non previsto per questo partito capace di riscattarsi dai pessimi risultati ottenuti da quando nel 2010 ha perso la leadership del governo brittanico. Corbyn ha vinto seguendo logiche tipiche di quella sinistra inglese che negli anni’ 80 difendeva i minatori dal neo-liberismo della Thachter e restando totalmente antitetico ai dettami della “Terza via” Blairista, che aveva portato alla nascita di un Labour moderato e riformista che piaceva anche a destra, ma che dopo l’incredibile vittoria del 1997 si era lentamente alienato i consensi tradizionali della working class. Corbyn è un politico non più giovane, per alcuni è un populista amato dai millenials del Regno Unito. Il suo successo lo deve al ritorno al classico mantra keynesiano e socialista degli anni pre-globalizazzione. Nazionalizzazioni delle poste, imposte universitarie accessibili a tutti, aumento delle tasse alla grandi corporations, difesa dei diritti dei lavoratori, tutela  del Welfare-state e del servizio sanitario nazionale minacciato dai conservatori. Questi sono stati i punti chiave di una comunicazione politica “all’antica” che, proponendo la spesa pubblica a difesa delle fasce più deboli,  è stata capace di resister al Tachterismo anti-statalista fatto di tagli e deregolamentazioni che la May aveva preparato come ricetta per l’Isola in seguito alla Brexit. Una campagna propagandistica che ha funzionato e che ha anche attratto i voti degli elettori dei nazionalisti scozzesi e in piccola parte di quelli dell’ Ukip. La May, comunque arrivata prima, ora deve scegliere tra grande coalizione o alleanza con gli Unionisti irlandesi per andare avanti. Se il futuro britannico è incerto, il futuro della sinistra europea da Melenchon a Corbyn sembra guardare al glorioso passato.

MARCO CRIMI

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2 pensieri su “Il miracolo di “Corbyn il rosso”

  1. sabbia

    Boh mi sembra un po’ una forzatura considerando che i voti in % del conservative party sono aumentati. Le elezioni da quelle parti funzionano un po’ a cazzo. Non ti scordare di UKIP che nel 2015 aveva solo 1MP nonostante il partito avesse preso ben il 12,7% di voti.

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    • Le elezioni nel Regno Unito, non volendo entrare troppo nel tecnico, funzionano con un Maggioritario con collegi uninominali, motivo per cui l’UKIP prese 1 MP, avendo un elettorato diffuso e non concentrato.
      Il miracolo di Corbyn sta, per lo più, nell’essere stato capace di riprendere in mano e portare in auge di nuovo la retorica ed i contenuti delle vecchie forze di sinistra. Si è allontanato in modo piuttosto forte dalla sinistra di Blair, la sinistra dei diritti civili e borghese. In questo senso è un miracolo, se adocchiamo anche gli altri paesi europei, dove la retorica della sinistra dei diritti civili spopola e quella dei “diritti materiali” dei lavoratori e delle fasce più deboli non sembra più avere presa (tematiche che ormai sono portate avanti dai partiti di destra e/o populisti).
      In questa ottica “miracolo”, a nostro avviso, si addice pienamente.

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