MACRON-MERKEL: LA POLITICA DI POTENZA SI (RI)FA EUROPEA

Standard

“Make our Planet great again”. Così Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica Francese, ha esordito in risposta al passo indietro dell’amministrazione Trump sull’accordo sul clima, siglato non molti mesi fa proprio a Parigi. E’ stata una risposta forte e provocatoria a seguito dell’incontro del G7 a Taormina, che ha condotto, dopo attente valutazioni, gli Stati Uniti a ritirarsi dagli impegni presi dalla precedente amministrazione Obama. Se qualcuno, però, crede nel grande sostegno dell’attuale Presidente Francese al clima, inevitabilmente si sta sbagliando. Macron è forte dell’attuale e fresca elezione che gli ha consegnato l’Eliseo ed è spalleggiato da Angela Merkel, meno solida rispetto a lui, causa imminenti elezioni in terra tedesca. Eppure lo scacchiere sta prendendo forma. Dopo il G7 di Taormina, in cui i temi trattati sono stati i più ampi e disparati, dal clima al terrorismo, la cancelliera tedesca aveva dichiarato che i vecchi alleati non sono più affidabili, che i paesi europei devono iniziare a camminare con le proprie gambe. La frase pronunciata ha scosso l’opinione pubblica e gli studiosi fino ad un certo punto. E’ la cancelliera uscente, quindi la programmazione della sua politica ormai sta volgendo al termine. Più importanza assumono queste parole se invece le uniamo alle azioni che Macron ha compiuto nei precedenti giorni. Ha incontrato il Presidente Putin, con il quale ha avuto un lungo colloquio ed ha chiesto esplicitamente chiarimenti sulla questione omosessuale in Cecenia, pochi giorni dopo ha “sfidato” Trump con quel video messaggio sul clima, visto ormai su scala globale. Sebbene la Francia abbia avuto sempre in sé un forte sentimento patriottico ed un velato astio circa la onnipresenza degli Stati Uniti in Europa e nel mondo, solo De Gaulle sfidò apertamente l’amministrazione americana. Macron non ha vinto una guerra mondiale, né tanto meno gode dell’appoggio sovietico di cui godeva De Gaulle, eppure lo fa perchè al suo fianco ha un alleato prestigioso e forte: la Germania. L’asse franco-tedesco sembra essersi ricostituito solido e forte, grazie ad una condivisione di intenti e di visioni. In primis gli USA, con il Presidente Trump, non costituiscono più una base solida su cui fare affidamento, in secundis il Regno Unito, che è il vero e proprio ponte con la sponda atlantica, si è dileguato dal progetto europeo, infine i rapporti con la Russia risultano essere ormai deteriorati da tempo e difficilmente ricostruibili nel breve periodo. L’Unione Europea ed i suoi Stati Membri, si trovano dunque sotto tre grandi fulcri di pressione, da est, da ovest, da sud, dove ormai le migrazioni costituiscono una grande sfida globale. Macron, che ha aperto la Francia a tutti coloro che si sentono francesi, ha assunto una politica solida ed aggressiva, più di quanto si potesse immaginare. Che l’Unione Europea ed i suoi Stati Membri dovessero rendersi più indipendenti dagli Stati Uniti, è un dato di fatto, dopo quasi 80 anni di pura sinergia. Eppure con l’attuale presidenza francese, questo processo sembra aver ritrovato una nuova spinta. Se, infatti, con il Regno Unito si erano mediate le spinte “secessioniste” europee verso gli Stati Uniti, ad oggi Francia e Germania, forti del blocco europeo chiedono nuovo “spazio vitale”. Se tutto ciò è fattibile, ovviamente, è dovuto alla speranza che Macron nutre verso gli Stati Membri dell’UE che, insieme, possono fare un’enorme attività di lobby e pressione sulla comunità internazionale. Il grande rilancio della Francia è dovuto senza dubbio all’uscita del Regno Unito. Attualmente, infatti, la Francia è l’unico paese che siede al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di quelli facenti parte l’UE ed è l’unico a detenere un arsenale atomico di sua proprietà (eccezion fatta per le testate nucleari presenti sul suolo europeo, di proprietà americana nelle varie basi NATO). E’ evidente, dunque, la spinta indipendentista europea, nei confronti dei vecchi colossi della Comunità Internazionale. Senza dubbio, ciò che sta accadendo, non è imputabile solo all’asse Macron-Merkel. A riguardo è importante citare, ad esempio, la costruzione in corso della nuova “Via della Seta” che porterà la Cina ad interfacciarsi con i suoi scambi nel Mediterraneo. Con l’elezione fresca di Macron, dunque, stiamo assistendo ad una vecchia/nuova forma di difesa degli interessi regionali. Sta tornando in auge la corsa al “potere”, un “imperialismo” in salsa “millennial”. Paesi come Francia e Germania sono sempre stati avvezzi a questa forma di politica di potenza, la prima con uno sguardo ai paesi meno sviluppati, la seconda invece verso i propri confini e paesi limitrofi. Eppure lo spartito non è cambiato e queste differenti visioni dello stesso fenomeno probabilmente renderanno più “forte” ed incisiva anche l’azione dell’Unione Europea. Ultima del terzetto è l’Italia, che invece per sua natura, ha sempre privilegiato il dialogo e la trattativa al decisionismo. A sostegno della mia tesi, infatti, vi è l’emblema della nuova Operazione che l’Unione Europea dovrebbe lanciare. Chiamata “Deserto Rosso”, vedrà forze francesi e tedesche impegnate sul confine tra Niger e Libia per bloccare i flussi migratori. Appurato che è impossibile, se non mediante violazioni di norme internazionali, lo stop in mare, si è deciso di operare sulla terra ferma. La Libia e le sue forze politiche hanno rifiutato truppe estere sul proprio territorio e la Francia, di conseguenza, ha fatto attività di pressing sul Niger che, tramite un sovvenzionamento di circa 50 milioni di euro, ha accettato la proposta. La missione avrebbe dovuto essere a guida italiana (sebbene il ministero degli esteri abbia negato il coinvolgimento di forze italiane in essa), prontamente revocata dall’Amministrazione francese che ne ha rivendicato la leadership, anche in virtù degli interessi sulle miniere di Uranio che vanta in Niger. I leader europei stanno ancora valutando la possibilità di questa Operazione, in virtù delle difficoltà operative, ma sembra che il consenso non sia molto lontano dall’essere raggiunto.Il panorama, dunque, è molto articolato e complesso. In un mondo multipolare ed anarchico i vecchi poteri stanno saltando, di nuovi ne stanno nascendo. Eppure di fronte ad essi, le nobili potenze che hanno animato il panorama globale fino al 1945 stanno uscendo dal loro sonno, più determinate che mai a rivendicare il loro ruolo egemone.
Stiamo fallendo. E’ tempo di ricorrere ai ripari prima che sia troppo tardi e questi casi divengano la quotidianità.

MAURIZIO TROIANO

Seguimi su Facebook

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...