USA- EUROPA O USA- GERMANIA? IL FUTURO DELLE RELAZIONI “ATLANTICHE”

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L’ultimo summit del G7, svoltosi proprio in questi giorni a Taormina, rappresenta già di per sé un evento per certi versi storico; si tratta infatti del primo vertice tra i principali paesi industrializzati( con l’eccezione della Russia, estromessa dal 2014 a causa della questione ucraina e dell’annessione della Crimea) a cui ha partecipato il presidente Usa Donald Trump, che con la sua politica dell’ America First ha gettato molte ombre sul futuro delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico, a livello economico, politico e militare. Per chi pensava che questo summit avrebbe dato rassicurazioni riguardo agli ambiti citati, è rimasto non poco deluso. Hanno fatto particolarmente scalpore le parole della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha definito gli Usa di Trump ed il Regno Unito post- Brexit come “paesi di cui non possiamo più fidarci”.

Le parole della donna che guida la Germania dal 2005 non vanno interpretate solo come la manifestazione di pessimismo verso il futuro , pessimismo scaturito dai due maggiori eventi che hanno caratterizzato il 2016. Danno il senso di una distanza tra Europa e Stati Uniti che si sta allargando sempre di più, un allontanamento che raramente si è visto da quando, nel lontano 1945, a Yalta vennero gettate le basi per l’ordine mondiale che, nonostante l’emergere di nuove realtà( basti pensare solo alla Cina e all’India in termini economici, ma la lista sarebbe ben più lunga), è ancora oggi vigente. Già nei mesi precedenti la Merkel aveva invitato l’Europa a ritornare ad essere padrona del proprio destino, quando sembrava che le forze “populiste” avrebbero potuto vincere in Olanda ed in Francia , anche se poi questi timori si sono rivelati infondati . Nonostante il meeting di Taormina fosse stato preceduto da uno a Bruxelles e prima ancora a Washington, Merkel pare essere divenuta molto scettica riguardo alla buona prosecuzione tra la sua Germania e l’America trumpiana. Tuttavia, molti detrattori della Merkel ( e più in generale della linea economico-finanziaria tenuta dalla Germania in questi ultimi anni)  vedono in queste dichiarazioni come un pericoloso tentativo di imposizione della volontà tedesca all’Europa, imposizione in tutto e per tutto contraria ai valori della solidarietà ed integrazione europea  A tal proposito, sarà molto interessante vedere, nei prossimi mesi, le ripercussioni  dell’elezione di Emmanuel Macron a presidente francese( anche lui, ovviamente, un “esordiente” a Taormina) sull’asse franco-tedesco nato nel 2011 per volontà dell’allora presidente Sarkozy e della stessa Merkel, all’apice della crisi degli Stati sovrani nell’Eurozona.  Altro elemento di enorme importanza per la Merkel e la Germania ( e, di riflesso ,per l’Europa intera) saranno le elezioni politiche di questo settembre . I sondaggi la danno nuovamente e saldamente in testa e, nonostante Trump e Brexit ci abbiano insegnato come essi possano essere volatili, ci sono tutti i presupposti affinché i tedeschi rinnovino la loro fiducia all’allieva di Gerhard Schröder per un quarto mandato.  Dunque, le dichiarazioni di Angela Merkel hanno fatto  indubbiamente scalpore, ma  esse rappresentano sostanzialmente lo scetticismo in forma pure che Berlino ha nutrito verso Trump fin dalla vittoria elettorale del 9 novembre.  Si tratta di realismo politico da parte di un Paese che, peraltro, basa in buona parte il proprio surplus commerciale(causa a sua volta di tanti malumori nell’Eurozona negli ultimi anni, in quanto penalizzante per il commercio di altri paesi),  grazie alle esportazioni sul mercato a stelle e strisce. Per il resto dell’Europa, tra cui ovviamente l’Italia padrona di casa a Taormina, si profila uno scenario estremamente preoccupante: se infatti da una parte gli Usa, rappresentati da Trump,  paiono sempre più interessati a focalizzarsi sulla politica interna e lasciare che l’Europa sbrighi da sola certe problematiche, d’altro canto la Germania della Merkel potrebbe approfittare della sua potenza economica e commerciale( e, appunto, del “ritiro” Usa)  per ridurre sempre di più l’importanza delle decisioni degli altri paesi , specialmente quelli dell’Europa mediterranea, ed accrescere la propria all’interno dello scacchiere continentale.

Una cosa è certa: le due sponde dell’Atlantico paiono allontanarsi sempre di più, e non certo a causa dei movimenti delle placche continentali.

 
ANDREA MARROCCHESI

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