REDDITO DI CITTADINANZA: SOLUZIONE O PROBLEMA?

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Recentemente, in occasione della Marcia della Pace tra Perugia ed Assisi  del 20 maggio,  Beppe Grillo ha ribadito uno dei cavalli di battaglia dell’M5S, cioè la proposta di garantire un reddito di circa  780 euro mensili ai 9 milioni di italiani che vivono in povertà o sono a rischio di essa. Al discorso di Grillo, però, è seguito anche quello di Papa Francesco  presso gli operai dell’Ilva di Genova, dove il Pontefice ha espresso scetticismo verso tale misura. Ma andiamo con ordine.

Il reddito di cittadinanza tocca un tema delicato, specialmente in un paese come l’Italia che ancora sta arrancando per uscire da una lunga recessione, e dove  la povertà è ai massimi da oltre un decennio. Come si legge sul blog, per i grillini «non si tratta di una misura assistenzialista, ma di una vera e propria manovra economica», in grado di rimettere in moto l’economia e le Piccole e medie imprese. Vi sono ,però, una serie di crepe  in quello che apparentemente sembra una struttura indistruttibile.

Innanzitutto, bisognerebbe  precisare subito che quello promesso dal M5s non è, almeno tecnicamente, un “reddito di cittadinanza”. Non si tratta infatti del diritto riconosciuto a tutti i cittadini a ricevere un  determinato reddito, ma di un reddito minimo che funge sostanzialmente da “integrazione” socioeconomica. La misura proposta dai grillini è potenzialmente rischiosa, perché può indurre chi riceve questo reddito  a non sforzarsi nemmeno  per cercare un impiego, o a ricorrere al lavoro in nero, pur di non perdere questo aiuto.  Dunque la proposta, almeno formulata in questo modo, più che essere una misura di contrasto alla povertà sembra quasi un incentivo all’ozio e al lavoro nero.
Altro punto di  debolezza riguarda la reperibilità dei fondi necessari da parte dello Stato , che il Movimento stima essere tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Come riportato dal blog grillino, il M5s conta di trovare le coperture necessarie attraverso una serie di misure, tra cui: tagli alle spese militari, aumento della tassazione per banche e  multinazionali dell’energia ,e tagli a vitalizi.

Anche se si tratta di una proposta molto accattivante e (almeno sulla carta) facilmente attuabile. Le coperture, però,  restano vaghe per quanto riguarda la loro distribuzione. In astratto si tratta di misure fattibili, però un governante serio deve dire come, concretamente, operare questi tagli ed esattamente quali voci di spesa andare a toccare. Bisognerà valutare, inoltre, la fattibilità di tali misure   difronte all’ovvia pressione che si verrà a creare da parte della politica, oltre che di quelli che subiranno tali tagli.   Altrimenti il reddito di cittadinanza rischierebbe di tramutarsi in una bellissima idea a livello ideologico, ma difficilmente applicabile sotto un profilo pratico.

ANDREA MARROCCHESI

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