Allattamento: un business miliardario

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1024px-HK_Sheung_Wan_Ai_Weiwei_艾未未_China_Map_嬰兒配方奶粉_Baby_Milk_Formula_Powder_裝置藝術_Installation_art_May-2013_雪印SmartKid_3È di qualche giorno fa la notizia di una mozione firmata Movimento 5 stelle a sostegno dell’allattamento in luoghi pubblici come diritto della donna. L’iniziativa arriva dopo la disavventura di una madre biellese, cacciata da un ufficio postale per aver allattato il proprio bambino sotto gli occhi di tutti. Questo è soltanto l’ultima di una serie di accadimenti che hanno portato allo svilupparsi di un dibattito su questa pratica che, per colpa di una morale marcia ed una grande ondata di disinformazione, rischia di essere sempre più ostacolata.
La questione dell’allattamento, per quanto possa sembrare un problema di scarsa importanza, quasi un capriccio di qualche movimento femminista, in realtà nasconde al proprio interno importanti temi che spaziano dalla salute alla politica passando per l’economia. È un argomento che riguarda l’occidente come i paesi in via di sviluppo e tocca gli interessi di alcune succursali di multinazionali come Nestlé e Danone.

Allora vi chiederete: come può il latte materno giocare un ruolo così importante? Procedendo per gradi, il primo dato riguarda la salute del nascituro. È scientificamente provato come il latte materno aiuti a sviluppare un sistema immunitario più resistente rispetto al latte artificiale, il suo sostituto più comune. Questo fatto assume un’importanza maggiore nei paesi in via di sviluppo, dove la mortalità infantile è ancora alta (35 bambini su 1000 in Indonesia, con un’incidenza che aumenta di cinque volte nelle zone più povere). Il primo allattamento, se effettuato entro un’ora dal parto, diminuisce di tre volte la possibilità di morte precoce nel nascituro e la probabilità di contrarre malattie mortali scende di 15 volte se l’assunzione di latte materno continua durante i primi sei mesi di vita. In generale, Save the Children ha stimato che l’allattamento potrebbe salvare 95 vite all’ora, quasi 800.000 all’anno.

Malgrado questi dati, la percentuale delle donne che in Estremo Oriente e nel Pacifico decidono di allattare è caduta a picco dal 45% nel 2006 al 29% nel 2009. Nel frattempo, Save the Children denuncia campagne pubblicitarie aggressive da parte di succursali di multinazionali del cibo come Danone e Nestlé. Queste, stando a quanto affermato dalla nota ONG, offrirebbero campioni gratuiti di latte artificiale ad ospedali e cliniche che operano in India e Bangladesh, cercando di convincere medici ed infermieri ad usare i loro prodotti piuttosto che incentivare l’uso di latte materno.

La disinformazione e la corruzione contribuiscono a diminuire sensibilmente la percentuale di donne che allattano al seno e, spesso, nei paesi più poveri, queste sono costrette ad investire una parte significativa del loro esiguo patrimonio per poter continuare il trattamento con il latte artificiale. Se questo non bastasse, questo tipo di latte, a differenza di quello materno, richiede strumenti appositi per essere somministrato e le condizioni igieniche precarie fanno sì che i bambini nutriti con queste formule abbiano un rischio più alto di ammalarsi a causa di acque contaminate e strumenti non disinfettati. In generale, il giro di affari intorno al latte artificiale ammonta a circa 25 miliardi di dollari all’anno.

In occidente, invece, la situazione è molto diversa. Il facile accesso a medicine e vaccini diminuisce sensibilmente l’impatto dell’allattamento sul tasso di mortalità infantile. Nonostante questo, sia a causa di pubblicità negativa che della pressione sociale, sono sempre meno le mamme che decidono di allattare. Secondo l’OMS, nella regione Europea dal 2006 al 2012 solo il 25% dei bambini è stato allattato esclusivamente con latte materno per i primi sei mesi di vita. Escludendo quella parte della popolazione che si trova impossibilitata per vari motivi, si dipinge un quadro decisamente negativo.

La domanda, se prendiamo l’esempio dell’Italia, è questa. Perché vengono pensate leggi che obbligano la somministrazione di vaccini ai minori e non vengono abbattute le barriere (morali e giuridiche) che spesso ostacolano l’allattamento al seno? Se pensiamo che difese immunitarie basse possano portare ad un maggior uso di servizi sanitari, perché nessuno sembra comprendere l’impatto che il latte materno può avere sull’economia nazionale?

Ben vengano quindi le manifestazioni di Unicef con i “baby pit-stop” per facilitare l’allattamento nei luoghi pubblici. Occorrerebbe, infatti, sensibilizzare l’opinione pubblica in due direzioni. Da una parte per abbattere bigottismo e moralismo, dall’altra per fare contro-informazione nei confronti di chi professa che l’allattamento mini l’emancipazione femminile. Infatti, mentre l’opinione pubblica si spacca, qualcuno incassa cifre a 10 zeri.

RICCARDO PARADISI

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