Perché Razzi vince

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“Fatti nu poco li cazzi tua”, un semplice intercalare colorito oppure una frase simbolo dell’inizio di un’ epopea politica? In molti ormai associano questa affermazione ad un baffuto senatore originario della provincia di Chieti. Sei anni fa infatti grazie a quelle parole su La7 Antonio Razzi entrò nelle tv di tutti gli italiani. Dal suo “abbandono”dell’Italia dei Valori per salvare il governo Berlusconi l’abruzzese si è guadagnato il premio di essere una delle persone più discusse del paese. Alcuni lo apprezzano poiché dopo tutto le sue gaffe divertono, altri invece al solo pensiero di essere rappresentati dal teatino cresciuto in Svizzera hanno un travaso di bile. Non si può negare però che questa ambigua figura sia diventata “popolare”. E allora perché Razzi vince? Forse per la sua genuinità. Viene accusato di essere “attaccato alla sua poltrona” e lui, a differenza di altri politici, non cerca di nascondersi dietro ad un dito per la sua presunta “avidità. Afferma invece che in qualche modo il vitalizio deve essere preso. Razzi sa bene che verrà deriso sempre per quello che ha fatto in passato e anche perché forse non è proprio un intellettuale. Proprio su questa sua condizione lui ha saputo creare il suo personaggio. Viene imitato da Crozza ma non si scompone come avrebbero fatto altri , perché scruta un’opportunità. Il comico genovese lo rende famoso e il parlamentare allora sfrutta l’ironia che si era creata nei suoi confronti. Diventa cantante e nel testo Famme Cantà sarcasticamente descrive la sua figura di politico “arraffone”. Inoltre sempre più frequenti diventano le sue interviste in programmi come La Zanzara dove giura amore eterno verso il Cavaliere Silvio Berlusconi. Ma una persona per rimanere “alla moda” deve sapere stare al passo con i tempi. Come diceva Zygmunt Bauman, l’ uomo moderno vive in una società liquida in perenne mutamento. Il senatore chietino allora mostra un trasformismo degno di Depretis. In direzione ostinata e contraria alla vulgata nazionale visita la Corea del Nord, baluardo Stalinista e nemico perenne dell’Occidente libero. Diventa amico del giovane Kim Jong-Un e paragona lo stato asiatico alla sua cara Svizzera . Nonostante lo sdegno in patria, non demorde e continua la sua operazione diplomatica nel mondo. A Damasco il suo selfie con Assad fa il giro della penisola come la sua foto sotto la Trump Tower a New York. L’indignazione generale non tarda ad arrivare, però Razzi continua ad attirarsi simpatie sempre più crescenti. Molti gli riconoscono che le sue visite “servono ha costruire un ponte di pace” (questa la sua risposta ad un tweet di Selvaggia Lucarelli). Infatti va concesso a Razzi il fatto di essere uno dei pochi promotori (seppure non sappiamo se ci sia dell’ironia) di un riavvicinamento globale tra gli Usa e la Corea comunista. Mentre tutto questo accade, su Change.org è apparsa una petizione online per dare il Nobel per la Pace al politico della Majella. “Se l’hanno dato a Obama, come dice qualcuno, potrei averlo anche io” commenta, come dargli torto? Popolare come non mai, Razzi però deve anche ringraziare un periodo storico di generale sfiducia verso la politica. Ragionevolmente il cittadino medio si è stancato dei “soliti” che straparlano nei talk-show ma che appaiono sempre più distanti dalla vita reale. Ed è forse per questo che al “professionista” che ha fatto della politica il proprio lavoro, viene preferito questo ex-operaio trapiantato a Zurigo e tornato in Italia alla disperata ricerca di una pensione.

MARCO CRIMI

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