Noi e la Russia

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Tutti coloro che avevano visto nell’ elezione di Donald Trump l’ avvento di un periodo di relativa pace nei rapporti internazionali saranno certamente rimasti delusi. Il tycoon newyorkese, tradendo il suo motto isolazionista America first, ha bombardato la base siriana di Al-Sharyat. Il motivo sembra essere quello di volere punire Bashar Al-Assad, colui che è accusato di avere ucciso con il gas sarin i cittadini di Idlib. L’aggressione al presidente siriano, però, ha un’altra valenza geopolitica. Gli Stati Uniti sono tornati ad essere i gendarmi del mondo e la rivale Russia, grande alleata di Assad, è avvertita. Trump ha quindi accontentato chi, nel suo partito, vuole una nuova “Guerra Fredda” contro il tanto odiato gigante Euroasiatico, rilanciando la sua figura di “protettore del mondo libero” dallo zar Putin. La Russia quindi, come con Obama, torna ad essere il primo nemico dell’Occidente e non un valido alleato nella guerra contro chi veramente vuole distruggere quest’ultimo. Tante cose sono cambiate negli ultimi 20 anni al di là del Don: il comunismo è caduto così come ormai è caduta anche l’oligarchia liberale di Boris Eltsin. Il vecchio impero zarista sta cercando una nuova normalità, un nuovo corso storico e il partito Russia Unita si è messo alla guida di questo cambiamento. Il suo leader Vladimir Putin, un ex-agente del Kgb, guida ormai il paese da 18 anni favorendo una politica che riesca a ridare alla Russia il giusto peso internazionale. In 20 anni però, in Occidente, verso il paese più grande del mondo non si è cambiato il giudizio. Anche se al governo non c’è più Breznev, molti vedono ancora la Russia come una grande Autocrazia, governata da un novello zar, o novello Stalin, che sta preparando la propria aggressione all’Europa democratica. Questa Russofobia intrinseca negli occidentali da cosa dipende? Esiste un approccio culturale sbagliato nei confronti dell’ “erede di Bisanzio”? La Russia non è certamente una democrazia liberale come l’avrebbe concepita Benjamin Franklin. D’altra parte il breve periodo in cui si sarebbe potuto affermare un regime simil-americano, ha portato invece al disastro sociale e all’affermarsi di oligarchie che hanno saccheggiato l’ intero sistema energetico della Federazione. E molti intellettuali russi, tra cui anche  Solzenycin e Dugin, hanno affermato che il loro paese natio si sarebbe potuto affermare solo nel solco della tradizione ortodossa. Anche nel quadro della geopolitica, molti occidentali attribuiscono alla Russia il ruolo del “cattivo”. Quando la Russia combatteva il terrore in Cecenia, la comunità internazionale non tardò a denunciare le azioni delle forze armate di Mosca. Venti anni dopo però siamo tutti testimoni di come Ceceni e Daghestani siano la spina dorsale dell’ esercito dello stato Islamico. La Russia è in prima linea da sempre contro il terrorismo, cosi come fu in prima linea contro Hitler, eppure sembra che la sua lotta per riconquistare Palmira valga meno della battaglia condotta dagli stati Uniti per riprendere Mosul. Anche la situazione ucraina è servita per raccontare la novella dell’espansione imminente del “nuovo impero” zarista-sovietico. L’occidente, forse desideroso di avere un  nuovo alleato, però ha chiuso gli occhi di fronte alle azioni delle bande neo-naziste ucraine responsabili di efferatezze giornaliere nei confronti dei cittadini del Donbass. E allora come dovremmo capire noi della Russia? Che essa non sarà mai disponibile ad accettare una visone anglo-sassone del mondo, con i suoi diritti civili ma anche con il suo capitalismo. E non accetterà mai di essere relegata a “potenza regionale” come vorrebbero le cancellerie occidentali. Essa infatti è figlia di 2 imperi (uno ereditario ,l’altro ideologico) che non erano democratici, ma che hanno reso la piccola Ru’s di Kiev(primo stato russo) un immenso paese culturalmente molto diverso da noi ed alieno ai precetti di Adam Smith e Jacques Rosseau. La Russia però non deve essere un problema, ma un’opportunità poiché essa ha già dimostrato in passato di sapere salvare il mondo con Hitler e con Napoleone e forse ora potrebbe salvarlo dai suoi “veri nemici”.

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