REFERENDUM: LA DEMOCRAZIA SUICIDA

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Dare fiducia al popolo è quanto di più democratico possa esistere, non a caso il referendum viene detto “strumento di democrazia diretta”, uno strumento ereditato e portato avanti sin dai tempi degli antichi quando un piccolo numero di cittadini si riunivano e decidevano sui problemi che li riguardavano. Oggi però viviamo nel secolo delle democrazie rappresentative, nelle quali le decisioni sulla “cosa pubblica” vengono delegate a professionisti della politica che, attraverso elezioni democratiche, si fanno carico dei voleri del cittadino che non vuole o non può prendere in mano la situazione direttamente. Riguardo al referendum è risaputo che cittadini non professionisti della politica possano essere manipolati od influenzati e, spesso e volentieri, come siano pigri nel prevedere il futuro della loro decisione. Spesso perché le informazioni che può detenere un cittadino non sono le stesse che può avere un politico, che vive l’ambiente, è esperto in materia ed è consapevole dei benefici o delle insidie che ogni decisione presa può avere. In Italia però, storicamente, siamo stati abituati anche a tipi di referendum nei quali non è stato tanto un problema la “volontà popolare” e le sue derive, quanto il dovere delle istituzioni di renderne conto.Per qualcuno è, infatti, ancora una ferita aperta il referendum del 1993 sul finanziamento pubblico ai partiti nel quale il popolo si espresse a sfavore; il Parlamento contrario invece al voto popolare aggirò il problema introducendo i rimborsi elettorali per i partiti, tradendo di fatto l’esito della consultazione referendaria. Simile, e della stessa tornata elettorale, è il referendum sull’abolizione del Ministero dell’Agricoltura; cancellato per via popolare ma rinato per via istituzionale sotto il nome di Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali. Aggiungerei anche che, leggendo i risultati di un referendum del Giugno 1995, la Rai dovrebbe essere ad oggi privata. Addirittura snaturato invece appare l’ultimo referendum al quale abbiamo assistito. In questo la troppa personalizzazione del leader del paese Renzi, sulla riforma costituzionale da lui promossa, ha di fatto deviato la consultazione referendaria sulla popolarità del Primo Ministro alterando il risultato elettorale ed il voto stesso sul vero e proprio testo del quesito. E quanto è stato utile indire il referendum sulle trivelle se poi non ha votato nessuno? Sarà utile il prossimo sull’abolizione dei voucher e la responsabilità solidale in materia di appalti? Il 2016, per l’appunto, è stato un anno denso di referendum. Il più famoso è senza dubbio la Brexit: gli elettori, in protesta, di fronte al quesito “Rimanere o Lasciare l’Unione Europea” hanno preferito la seconda inaspettata opzione destabilizzando quindi l’intero ordine mondiale. In Thailandia invece, il popolo ha approvato la riforma costituzionale promossa dalla giunta militare insediatasi dopo il colpo di stato del 2014, rifiutando perciò la democrazia come futuro del paese. Ultimamente in Colombia al popolo è stato chiesto se accettare o meno il negoziato di pace con le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC), ponendo quindi fine a mezzo secolo di guerra e morte; eppure alle urne ha vinto il No. Invece pochi giorni fa il popolo turco ha dato il via al sultanato di Erdogan approvando la nuova costituzione di stampo presidenzialista. Ma come attesta l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE): “Il referendum costituzionale in Turchia non è stato all’altezza degli standard del Consiglio d’Europa. L’assenza di eguali opportunità, mezzi di informazione monopolizzati dalla campagna per il sì e limitazioni dei diritti fondamentali – dovuto allo stato d’emergenza (post Golpe fallito, ndr) – hanno creato condizioni non paritarie e ridotto l’accesso degli elettori a pluralità di punti di vista.” In tutti questi quattro referendum lo scarto di vittoria è stato minimo e le derive prese da quei paesi possono essere pericolose sia per loro stessi che per il resto del mondo. In una ipotetica rappresentazione delle tipologie di referendum su una retta che va dai referendum “non presi in considerazione” fino a quelli dalle eredità nocive, nel mezzo si pongono tutti quei referendum “veri”, utili, non pericolosi. Tutti quelli nel quale il popolo è perfettamente informato, sa di cosa si parla e la decisione sul testo non avrà ripercussioni deleterie. Il problema resta come individuarli. Per fortuna nella nostra Costituzione almeno qualche materia non può essere oggetto di Referendum (leggasi Art. 75) ma nel resto del mondo non per forza ci sono limiti alla troppa democrazia.

NICCOLO’ BELLUGI

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