Le Pen e Macron: la Francia divisa

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Quando l’Unione Sovietica si dissolse nel giorno di S.Stefano del 1991, molti furono concordi nel sostenere che il mondo stesse entrando nella “era post-ideologica”: un’epoca dove si sarebbero affermate in ogni luogo della terra la new economy e la globalizzazione. Le ideologie del ’900, oramai sconfitte, sarebbero state sostituite da un pensiero liberale apolide che avrebbe regolato il mercato e la politica. Venticinque anni dopo però, chi aveva teorizzato l’affermazione finale della “società aperta” in ogni nazione deve fare i conti con uno sviluppo diverso. Ovunque infatti sono nati movimenti antitetici all’attuale sistema “globalista” e alle sue élites. La Brexit e Donald Trump alla Casa Bianca hanno rappresentato l’apice della rivolta contro l’apparato socio-economico mondiale.Ad una globalizzazione senza confini viene quindi contrapposto un protezionismo “patriottico”. In questa nuova guerra ideologica l’Unione Europea e la sua moneta sono sicuramente un sanguinoso campo di battaglia tra gli opposti schieramenti: questi nuovi partiti anti-globalizzazione sono contrari a questa istituzione, che per loro è causa di austerità economica, di salari più bassi e di immigrazione senza confini. Ma esistono anche nuove entità politiche  che esaltano il continente unito e che dell’integrazione europea fanno il proprio cavallo di battaglia. Questo è sicuramente uno degli aspetti più interessanti di questa nuova ostilità ideologica, patriottismo contrapposto a globalismo, che potrebbe vedere in Francia uno degli scontri più aspri. Emanuel Macron e Marine Le Pen, leaders rispettivamente di EnMarche! (una nuova formazione francese centrista ed europeista) e del Front National (storico partito francese nazionalista e sovranista).

I due movimenti

Questi sono i due volti recenti della politica, la cui popolarità nei sondaggi li ha resi i due principali contendenti all’Eliseo nelle elezioni presidenziali di aprile. La LePen a capo di “un grande movimento patriottico, né di destra né di sinistra”, come lo ha definito nel 2014, ha saputo trasformare il partito di  suo padre, composto per lo più da estremisti di destra, ex-militari francesi nostalgici del periodo coloniale e Ordinovisti, in un partito di forte rappresentanza elettorale soprattutto tra gli ex-elettori della sinistra francese. Macron invece è un giovane politico sicuro di sè, capace di creare in poco tempo EnMarche!, un movimento che ha guadagnato elettori sia tra le file dei socialisti più moderati che nelle file di quei Repubblicani delusi da Fillon. Questi due partiti sono diversi in tutto. Il Front National fa decisamente leva sul patriottismo repubblicano francese da contrapporre all’Unione Europea e alla Nato, è un partito decisamente russofilo e filoputiniano (Marine Le Pen ha incontrato Putin al Cremlino durante la sua campagna). Il partito sovranista francese deve per forza vincere al primo turno ed evitare il ballottaggio dove sarebbe svantaggiato, memore della sconfitta al secondo turno alle regionali 2015. Per superare questo ostacolo l’FN ha fatto delle proposte certamente di impatto, come l’uscita da Ue e Nato, accompagnate da misure restrittive nei confronti degli immigrati, per soddisfare l’elettorato tradizionale e da misure economiche di tipo “Keynesiano”, aumentando la spesa pubblica e cercando voti tra gli elettori tradizionalmente socialisti e comunisti. “Destra dei valori, sinistra economica” questa affermazione è il riassunto delle politiche lepeniste. EnMarche! invece è un movimento europeista di impronta social-liberale. Emanuel Macron si è rivelato decisamente pragmatico, vuole superare la divisione destra-sinistra e a Lione la sua investitura per la campagna presidenziale è stata vista come l’inizio di una crociata a salvezza della Ue. Macron, un Renzi francese, è decisamente “liberal” e non fa sconti a Trump, Putin e nemmeno a leader europei come Orban, a suo dire nemici dell’ Europa unita. Si definisce sostenitore di una “Europa a due velocità” e propone una nuova alleanza “franca” con la Germania. Il suo piano economico è decisamente blairista: tagli alla spesa pubblica e alle tasse ed efficientamento della Pubblica amministrazione francese, ma anche un piano di investimenti fino a 50 miliardi di Euro a sostegno delle aziende francesi scommettendo sulla crescita economica. Macron è quindi forte soprattutto tra i moderati conservatori e socialisti e piace per il suo dinamismo. Lui e LaPen rappresentano le due Europe: una è accogliente verso i migranti, aperta nei confini, liberale, Obamiana e contro i “nemici dell’Occidente libero”, l’altra è sovranista, Putinofila, chiusa verso l’esterno e protezionista. Negli anni delle ideologie del Ventunesimo secolo quale Europa ci sarà?

MARCO CRIMI

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