USA-URSS: UN MATRIMONIO FALLITO ED IL RIMPIANTO DI MOLTI

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Se apriamo i libri di storia al capitolo seconda Guerra Mondiale e successive conferenze , le foto che saltano ai nostri occhi assomigliano a scatti familiari, sorrisi, compiacimento, soddisfazione. Stati Uniti, Unione Sovietica, Inghilterra (Roosvelt, succeduto da Truman, Stalin, Churchill scalzato poi da Attlee) un trio inarrestabile, i vincitori della Guerra, i potenti della Terra. La struttura del potere mondiale lentamente cambierà. Il Regno Unito entrerà in uno stato subalterno, rispetto alla superpotenza americana, il teatro diventerà estremamente semplice: Stati Uniti contro Unione Sovietica. Questo binomio conflittuale, tra mondo occidentale e mondo comunista, ha condizionato l’intera politica mondiale per circa 50 anni. La storia la conosciamo tutti, il rapporto tra Impero Americano ed Impero Sovietico è stato una love story difficile, fatta di alti e bassi, con picchi critici e momenti decisamente più distesi. Chiamarla “Love Story” può far storcere il naso a molti, ma col senno di poi lo è stato. Per quanto le due Super Potenze si odiassero, si sfidassero, si opponessero l’una contra l’altra si perveniva sempre ad una conclusione, ad una comunione di intenti. La riprova più lampante è che in un mondo così spaccato, così diviso, nonostante i momenti critici vissuti, non si è mai pervenuti aduna guerra aperta che avrebbe spazzato via l’intero mondo. Non mi soffermerò su questa porzione di storia, così articolata, che meriterebbe una disquisizione a parte, ma vorrei puntare il “focus” sulla struttura del periodo. Il mondo, sostanzialmente, era diviso in due. Due visioni, due interessi, due poteri. Questa struttura estremamente contrastante, però, ha permesso al mondo di rimanere in equilibrio, ha permesso al mondo di camminare su di un sottile filo posizionato su di un burrone. Si viveva costantemente con il fiato sospeso, in un misto tra paura di una guerra atomica e la consapevolezza che sarebbe stato impossibile arrivare sino a quel punto, un punto di non ritorno. Chi ha vissuto quel periodo non era soddisfatto di ciò che viveva, la paura costante era percepibile, si poteva tagliare con un coltello. E la caduta dell’Unione Sovietica, del suo mondo, dei suoi valori fu accolta con estrema approvazione. Ognuno, in cuor suo, che fosse ad est o ad ovest del muro, sapeva che il terrore era terminato. Che il mondo era tornato ad essere uno. Ma niente di tutto ciò è vero, analizzandolo a posteriori. La caduta dell’URSS ha aperto il panorama internazionale ad attori che prima semplicemente confluivano in uno dei due schieramenti. La verità che nessuno vuole ammettere è questa: l’Unione Sovietica, per quanto odiata, era un enorme catalizzatore. Era il peso sulla bilancia che le consentiva di rimanere in equilibrio. Esultavano gli Europei, perché non avevano più il nemico alle porte, esultavano gli Americani, perché lo scettro del potere ora ricadeva completamente nelle proprie mani, esultavano i popoli sotto l’URSS, ormai liberi dalla tirannia comunista. A più di 20 anni di distanza dalla caduta del blocco sovietico, però, quella felicità e quella esaltazione sono scomparse. Chi aveva sorriso alla caduta del muro credeva che il mondo avrebbe finalmente goduto di un lungo periodo di pace, di distensione. Nulla di più falso. In questi ultimi 20 anni il mondo ha visto più guerre di quanto non avesse visto prima, guerre sanguinose e lunghe, conflitti aspri esplosi con una violenza inaudita. Il Terrorismo Islamico ha preso piede, nuovi attori, statali e non, oggi rivendicano la propria parte sul grande teatro globale. Questa purtroppo è la sanguinosa lotta alla successione dello spazio politico lasciato in sospeso con la caduta dell’URSS. Se lanciamo uno sguardo al mondo di 50 anni fa, queste due entità avevano un peso specifico. Essere filo-americani o filo-sovietici aveva un profondo peso sociale e culturale. Quando si aderiva ad una delle due parti, si entrava in un vero e proprio retaggio di valori, fattore che ad oggi, ormai, non è più riscontrabile. Il panorama globale oggi conta una sola Super Potenza, gli Stati Uniti d’America. Russia e Cina si contendono il trono vuoto, con obiettivi e capacità differenti. Affianco a questa corsa delle due potenze, si affiancano però anche Turchia ed Arabia Saudita, che si contendono lo scettro del mondo Sunnita, Arabia Saudita ed Iran all’interno del conflitto tra mondo sunnita e sciita e potrei continuare all’infinito. Molti definiscono il mondo odierno multipolare, io lo definisco anarchico. Per incutere timore è sufficiente avere un minimo di peso specifico politico, risorse naturali ed arsenale atomico. Tutti i valori che le Super Potenze nel mondo bipolare detenevano son stati spazzati via. Il trono di “oppositore” ad oggi è vuoto e l’assenza di un attore capace a sedervici sopra sta producendo più danni di quanto si potesse mai immaginare. Un mondo così ampio non è controllabile da uno solo, motivo per cui gli Stati Uniti stanno, man mano, svincolandosi da questo ruolo, aprendo ad una governance “a più teste”. Probabilmente il mondo non tornerà mai più ad essere bipolare, eppure tanti entusiasti hanno fatto marcia indietro e guardano con nostalgia a quando le linee telefoniche utili erano due, una a stelle e strisce, l’altra rossa. La verità è che il binomio USA-URSS era un bel matrimonio, per quanto difficile ed a 20 anni dal suo scioglimento il mondo ha preso una piega inaspettata, nel bene e nel male. Gli equilibri creatisi son stati liquidati con troppa facilità e con altrettanta superficialità si son affrontate le conseguenze. Attendiamo l’erede che possa tornare a fare da contrappeso, che possa riportare bilanciamenti saggi e duraturi. E mentre il secondo trono è vuoto, abituiamoci ad un mondo attraversato da guerre e terrore, perché saranno presenze durature.

MAURIZIO TROIANO

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