LA RISCHIOSA SCOMMESSA SULLA FLAT TAX

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Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Sembra essere questo il limite giuridico, che si aggiunge a quelli teorici, per tutto quanto concernente l’introduzione in Italia della Flat Tax. Ed il testo citato è l’art. 53 della nostra costituzione. Ma facciamo chiarezza. Innanzitutto distinguiamo tra la “tassa piatta” per gli stranieri con domicilio in Italia, di recente implementazione e costituzionalmente immune, e quella invece ventilata dalla Lega Nord in caso di vittoria alle prossime politiche, costituzionalmente vincolata. La prima si rivolge infatti ai soli individui che hanno trascorso nove degli ultimi dieci anni fuori dalla Penisola e impone loro una somma forfettaria di 100.000€ sui redditi prodotti all’estero. L’obiettivo? Aprire le porte del paese ai “paperoni” stranieri che saranno felicissimi di trasferirsi in un’Italia con loro mai così accogliente dal punto di vista tributario. E per il cinese con la passione del Chianti una villa in Toscana diventa più di un semplice atollo estivo. Ed il momento è più che mai propizio nello scenario post Brexit; è proprio l’esito del referendum britannico il pensiero fisso del Belpaese, intento perciò a voler attrarre i magnati in fuga dal Regno Unito alla ricerca del sistema fiscale più conveniente. Il ricco risiederebbe e spenderebbe in Italia e, come sappiamo, i ricchi tendono a spendere molto. Ma è giusto che stranieri ricchi siano più agevolati di italiani ricchi proprio in Italia? Domanda che può essere risolta dalla proposta, e qui veniamo al dunque, di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, che propone un aliquota unica al 15%. Semplificazione è la parola chiave: l’aliquota unica, infatti, permetterebbe a ciascun contribuente di calcolare la propria imposta in maniera semplice ed immediata compilando la dichiarazione dei redditi in pochi minuti. Secondo Alvin Rabushka, economista già consigliere di Reagan ed ex docente a Stanford, questo permetterebbe inoltre di ridurre l’evasione fiscale in quanto le tasse più basse convincerebbero a non evadere: con l’aliquota al 13%, come in Russia, non vale la pena imbrogliare, quando sale al 50% purtroppo conviene”. Pagare meno, pagare tutti l’estrema sintesi. Verificando poi empiricamente la proposta della Lega salta subito all’occhio la crescita economica dei paesi europei dell’Est degli ultimi anni, che post dissoluzione dell’URSS, hanno quasi tutti introdotto la Flat Tax; i paesi baltici e la stessa Russia (sopracitata) hanno riscontrato una crescita economica eccezionale. Per quanto riguarda invece la diatriba costituzionale circa i criteri di progressività la Lega Nord si sarebbe già mossa unendo al famoso 15% la deduzione fissa per ogni componente del nucleo familiare. Detraendo infatti dal reddito lordo familiare una somma fissa per ogni componente (si parla di 3000€), la Flat Tax agirebbe così solo su ciò che rimane dell’imponibile garantendo quindi  la progressività del sistema: un ricco single pagherebbe di tasse più di una povera famiglia composta da quattro persone. E per quanto riguarda l’equità sociale, i protettori della Flat Tax sostengono che la minore elusività sgraverebbe le classi più basse dal “dover pagare anche per i più ricchi furbetti” che magari o non pagano o si trasferiscono dove il sistema fiscale è più conveniente. E tutto quello che sarebbe di guadagnato dal recupero sul nero sarebbe investito nel pubblico. Insomma, in teoria sembrerebbe tutto bello e fantastico, ciononostante i dubbi in merito al capitale sociale degli italiani, la parola ultima che comunque spetta alla Corte Costituzionale e il silenzio riguardo l’introduzione di una no-tax area lasciano perplessi i più. E non tralasciamo ovviamente le possibilità della Lega Nord di sedersi a Palazzo Chigi, con annessi e connessi. 

NICCOLO’ BELLUGI 

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