BANCHE: NON POSSIAMO PIU’ FIDARCI!

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“Banche: Possiamo ancora fidarci?” è il titolo di un libro scritto dal giornalista e saggista Federico Rampini al quale proveremo a rispondere con questo articolo. Leggere i suoi spunti, molto piacevoli, mi ha instillato una profonda voglia di approfondire la mia scarsa conoscenza sul mondo bancario e sulle sue contraddizioni. In Europa e soprattutto in Italia la dialettica politica è spesso infiammata dall’argomento banche: Monte dei Paschi, Banca Etruria, Banca popolare di Vicenza per citare gli istituti più importanti finiti in scandali politico-giudiziari, normative europee come il famoso bail in, sistema delle fondazioni e così via discorrendo.  Sorvolando sui tecnicismi, che hanno comunque la loro importanza, ciò che salta all’occhio, anche di un non esperto come me, è che le banche sembrano aver perso il loro scopo originale, la loro mission. Perché? Restiamo in casa nostra e proviamo a fare un parallelismo tra i banchieri del rinascimento fiorentino ed il nostro attuale sistema bancario. Sebbene le epoche siano profondamente diverse ed il paragone possa sembrare forzato, gli istituti di credito hanno subito una sorta di degenerazione nel corso del tempo che ha contribuito senza dubbio alla paralisi economica e alle crisi che da anni ormai affliggono l’occidente. Parlando di economia e di mercato, per i grandi banchieri fiorentini come i Medici, i Pazzi, gli Strozzi il denaro era uno strumento di potere, ma esso doveva servire affinché ogni uomo di Firenze, dal commerciante all’agricoltore all’artigiano potesse beneficiare del suo lavoro e potesse avere una possibilità che altrimenti non avrebbe avuto. Era un sistema sicuramente clientelare, che alle famiglie sopra citate portava grandi interessi, ma allo stesso tempo permetteva a tutti di sostentarsi. Se poi apriamo il discorso su ciò che i grandi banchieri del Rinascimento hanno lasciato in termini di infrastrutture ed opere d’arte, la discrepanza che si nota con i banchieri di oggi è a dir poco imbarazzante! Durante il periodo della Firenze Medicea, banchieri come Cosimo de Medici, Andrea De Pazzi, Palla Strozzi misero a disposizione i loro enormi patrimoni, dovuti all’oculatissima gestione delle loro banche, a disposizione di artisti come Brunelleschi e Donatello così da poter dare un  linguaggio artistico alla cristianità, opere che tutto il mondo viene ad apprezzare e che ancora oggi producono ricchezza con il turismo e che, all’epoca, produssero lavoro con i tantissimi operai impiegati. Oggi non solo alcune grandi Banche non hanno la benché minima idea di cosa sia il mecenatismo culturale, tutt’al più si limitano a finanziare la fondazione del politicante di turno, ma ,cosa ben più grave, non sono più a disposizione di chi produce, di chi lavora, salvo una serie di casi.Gran parte di questo mondo si è ridotto a speculazione e finanza selvaggia.E’ un mondo dominato da squali dove i pesci piccoli devono scegliere: accodarsi o morire. L’Italia, come in ogni classifica, è il fanalino di coda in Europa per ciò che concerne il sistema bancario. Gli scandali nel Belpaese non sono mancati e i più recenti li ho citati all’inizio. Parlando di noiosi tecnicismi, dove nasce il problema per il nostro paese?  Autorevoli economisti come Michele Boldrin, di estrazione liberale, più volte in varie trasmissione televisive hanno sostenuto che il problema delle banche italiane è il sistema delle fondazioni che: “viene governato da politici bolliti che nulla sanno di credito e finanza. Di conseguenza gli istituti non vivono di buon mercato e competitività, ma di legami spesso oscuri e basse forme di clientelismo. I fautori politici del sistema delle fondazioni bancarie, consultando un articolo letto mesi fa sul quotidiano on-lineLinkiesta (http://www.linkiesta.it/it/article/2013/01/26/amato-e-bassanini-il-tandem-che-reggeva-mps/11407) sarebbero due politici di alto rango come Giuliano Amato e Franco Bassanini. Parlando di banche, possiamo tralasciare l’Europa e le sue regole? Ovviamente no! Giulio Tremonti, autorevole economista ed ex-ministro, sostiene da molto tempo che le regole che l’UE ci impone, “in testa, condizionano il nostro sistema di credito e di risparmio”. Per ciò che concerne il sistema di vigilanza di Bankitalia , che negli ultimi tempi ha dormito sonni ingiusti, come nel caso MPS, faccio notare che uno degli organi principali che dovrebbe sorvegliare le attività degli istituti bancari è controllato dalle stesse banche che essa dovrebbe controllare, detenendo quote del suo capitale. Possiamo dunque fidarci di un sistema dove i controllori e i controllati coincidono?

LORENZO MARRETTI

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