La democrazia degli uomini forti?

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Italia e uomini forti, una relazione che coinvolge da sempre il Belpaese. Il popolo litigioso della Penisola, diviso e legato ai propri campanili, ha storicamente bisogno di un leader con cui condividere il proprio destino. E’ nel nostro dna, ci piacciono quelli che riescono a prevalere sui propri nemici, tifavamo per Giulio Cesare, per Carlo Magno e Cesare Borgia, fino a quando i Savoia non ci hanno unito. Amiamo “il condottiero”, ci piace il suo paternalismo e infatti Mussolini lo abbiamo tenuto al potere per 20 anni. Certamente non siamo stati gli unici a seguire gli “uomini della provvidenza”, anche adesso si stanno affermando in tutto il mondo. La globalizzazione, l’immigrazione non controllata e l’impoverimento generale degli strati sociali più bassi hanno fatto affermare in tutto il mondo leader-guida come la LePen, Geert Wilders, o Rodrigo Duterte, o  uomini radicali nei partiti tradizionali, Hamon nei Socialisti francesi e Trump nei Repubblicani americani. Ma se anche agli Italiani piace tanto l’uomo forte, oggi ne esiste uno nostrano?Alcuni quotidiani d’informazione nazionali dicono di no. Pur vivendo in un’epoca di forte contestazione anti-establishment e di forti diseguaglianze, in Italia non sembra essersi ancora affermato un politico “populista-popolare” elettoralmente forte. Chi potrebbe ambire da noi ad essere un “campione del popolino”? Con la scomparsa del dualismo destra-sinistra, i candidati potrebbero essere tanti. Per i media però, sono tre i personaggi che più si avvicinano alla questa figura: Matteo Renzi, Matteo Salvini e Beppe Grillo. Quali sono però le loro possibilità di affermarsi come i “salvatori della patria”? Proviamo ad analizzare la loro forza politico-elettorale. Non se la passa bene Matteo Renzi, che per alcuni è inciampato sul suo stesso decisionismo. Il Segretario dimissionario del Pd dopo il referendum ha dovuto incassare la decisione della Consulta sull’Italicum, e soprattutto la scissione di una parte del suo partito. Il “rottamatore” pare essere assediato dentro e fuori la sua parte politica. Le primarie potrebbero sancire la fine della leadership Renzista, una leadership che deve fare i conti anche con lo spinoso problema del caso “Consip”. L’altro Matteo, invece, sembra più frizzante. Recentemente è andato a Mosca per “cooperare e collaborare” con il partito Russia Unita. Un vero e proprio patto politico con il partito di Putin sui temi della lotta all’immigrazione clandestina, sulla fine delle sanzioni alla Russia e sulla lotta al terrorismo. I mezzi d’informazione però, sostengono che il leghista abbia un ostacolo importante che gli impedisce di mostrarsi come un vero “capo-popolo”: andare oltre Berlusconi. Il Cav. (ultimo uomo-forte?), decisamente più moderato, è restio a cedere il timone della guida del centrodestra alla parte lepenista dei suoi alleati. Sulla scia di Salvini, per quanto riguarda le alleanze all’estero, si trova Beppe Grillo. Il comico, infatti, non ha lesinato pareri positivi nei confronti di Donald Trump e Vladimir Putin. Il suo movimento si è più volte affermato come anti-élite, di cittadini onesti contro la Casta, ed è riuscito a fare l’en-plein di voti in quasi tutte le tornate elettorali dal 2013 ad ora. D’altra parte è condivisa l’ idea che l’ M5S con i suoi Grillo, Di Battista e Di Maio sembra ancora impreparato per essere l’alternativa all’attuale classe dirigente. Secondo Aldo Giannulli: “Il movimento ha avuto ragione nel denunciare l’impresentabilità delle classi dirigenti attuali, ma non ne ha ancora costruita una di ricambio. Tutto si è risolto in un processo a chi ha governato che, alla fine, ha rigettato la stessa idea di gruppo dirigente, sostituito da un casuale succedersi di “cittadini qualunque” nei posti istituzionali a disposizione”.Diversi sono quindi i motivi per cui nessun politico italiano sembra al momento essere capace di approfittare dello ”Spirito del tempo” . Per una volta, il condottiero del popolo sembra essersi fermato ad altre latitudini.

MARCO CRIMI

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