Anni 2000, il requiem delle sinistre europee?

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Gli anni che stiamo vivendo saranno i testimoni del grande declino della Sinistra europea? Ad oggi questa tesi sembrerebbe confermata: il Movimento Socialista Panellenico (PASOK) ormai estinto in Grecia, la Gauche francese fuori dalla corsa per l’Eliseo (secondo i sondaggi), il PD e le sue numerose scissioni. Le forze socialdemocratiche vivono una crisi di consensi mai vista prima. Lo confermano le numerose “debacle” elettorali in tutti i paesi Ue. Ma come sono arrivati a questo momento inglorioso? Per i media una prima risposta si può trovare analizzando le politiche intraprese in ambito socio-economico dai governi “leftist” (vedi la “Loi travail” di Hollande, o il Jobs Act di Renzi). I progressisti europei sembrerebbero essere incapaci di differenziarsi dai conservatori, proponendo una politica di “Destra economica, Sinistra dei diritti civili”. Tagli, Stato minimo e apertura indiscriminata delle frontiere, questo sembra essere il mantra della nuova Sinistra europea del XXI secolo, quella che ha visto nei dettami di Tony Blair e di Schröder l’unica via percorribile. Dopo la caduta del Muro ogni parvenza di identità socialista o post-comunista è stata subordinata alle logiche del capitalismo e della globalizzazione. Le segreterie dei partiti sono diventate colonie di politici clintoniani che fanno orecchie da mercante verso le istanze dei vecchi e nuovi proletari.

E mentre accadeva la trasformazione, i tradizionali elettori, gli operai di ieri, i precari di oggi, dovevano convivere sempre di più con il dissesto creatosi nel ventre della globalizzazione. Non ci si stupisce se i contadini del nord della Francia votano il Front National, che vuole ridistribuire i redditi, o se Il Partito della Libertà Austriaco (FPÖ) è il primo partito in Austria. Ovunque si affermano partiti populisti perché ovunque c’è una crisi sociale e di valori alla quale i partiti dei garofani non sanno rispondere. Gli anni ’80 con Mitterand, Mario Soares e Craxi sembrano lontanissimi. Laddove Welfare e Stato imprenditore erano le parole d’ordine, ora prevalgono privatizzazioni e deregolamentazioni del mercato, laddove si parlava di una globalizzazione dal volto umano che mantenesse stabili gli equilibri sociali, ora ci sono le “banlieue” in fiamme e le barricate a Gorino. La Sinistra europea è quindi diventata per le classi subalterne l’altra faccia della medaglia dell’austerity e del rigore a senso unico. Inoltre non è riuscita a diminuire le diseguaglianze e non è stata in grado di valutare l’impatto dell’immigrazione sulle classi popolari, subendo il ritorno elettorale impressionante dei nazionalismi. La lontananza dalla propria base elettorale e la percezione di essere recepita come un partito d’élite sono i risultati peggiori della politica della famiglia socialdemocratica nel vecchio continente. Usciranno mai le sinistre da questa situazione? Non lo possiamo sapere. Molti però sono dell’idea che le sinistre debbano recuperare i valori di giustizia sociale e uguaglianza lasciati in soffitta e non lasciare questo spazio alle destre. Questa è l’unica cura per far uscire la Sinistra europea dallo stato comatoso in cui attualmente versa.

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